di Samanta Di Persio*

Da quando si è diffusa la notizia dell’identità del presunto mandante dell’attentato a Sigfrido Ranucci tutti i tg riportano la notizia ad ogni edizione e tutte le testate giornalistiche dedicano più di un approfondimento sul tema, spesso con illazioni fantasiose. Valter Lavitola è senz’altro un personaggio curioso, più si approfondisce la sua vita e più emergono sfumature singolari; del resto nella corte di un Presidente del Consiglio come Silvio Berlusconi non si entra a far parte casualmente e ci sono state frequentazioni che hanno influenzato e influenzano tutt’oggi la storia di questo Paese.

Qualsiasi motivo abbia spinto Ranucci ad avere un legame con Lavitola potrebbe essere rilevante fino ad un certo punto, perché sappiamo che senza fonti le inchieste non si fanno. Le inchieste di Report hanno subito sempre attacchi e nel corso del tempo hanno svelato dettagli su diversi argomenti scottanti: traffico di armi, gestione di fondi pubblici, nomine politiche, collusioni con le mafie… e, difficilmente, il giorno dopo ci sono state richieste di scuse o dimissioni di qualcuno. Piuttosto arrivavano puntualmente querele temerarie.

Gli approfondimenti negli anni hanno trattato anche tematiche che interessano i cittadini quotidianamente: le liste d’attesa degli ospedali, i fondi della sanità privata, la carne scaduta che viene venduta per buona, la malasanità, la gestione dei cassonetti della raccolta di indumenti usati, il business della differenziata ecc. Sigfrido Ranucci e il suo staff hanno ricevuto decine e decine di querele e richieste di risarcimento per diffamazione, anche da esponenti dell’attuale governo: Giorgetti, La Russa, Urso, Gasparri ecc.