Avanti popolo all’aria fresca. Il condizionatore è la linea rossa contemporanea che divide chi può da chi non può. Ricchi da poveri. Elite ventilate da masse sudaticce. Marine Le Pen ha promesso un piano massiccio per installare condizionatori. Il sindaco di New York, il demo-socialista Zohran Mamdani, si è permesso di consigliare agli americani di tenere la temperatura sui 24 gradi, come sostiene anche la scienza. Son volati insulti: gli han dato del comunista.
Si chiama cooling poverty. Secondo il Journal of Environmental Economics and Management – citato in uno studio recente di Pictet management – le famiglie meno abbienti arrivano a destinare fino all’8% del budget familiare alla spesa per l’aria condizionata, a fronte di un’incidenza che per i nuclei più ricchi oscilla tra lo 0,2% e il 2,5%.
La diffusione globale dei condizionatori è considerata una delle cause del riscaldamento globale, del consumo smodato di energia elettrica e conseguenti black out. A livello globale, la domanda di elettricità per il raffreddamento è in continua crescita e deriva ancora da fonti non rinnovabili. I gas refrigeranti utilizzati hanno un potenziale di riscaldamento globale elevatissimo. Se i condizionatori non vengono smaltiti correttamente, questi gas vengono dispersi nell’atmosfera, contribuendo in modo aggressivo all’effetto serra. Un circolo vizioso: più ci rinfreschiamo, più ci riscaldiamo. Ma quando fuori ci sono 40 gradi, in attesa che le città si attrezzino con meno cemento e più verde, accendere il condizionatore è la mossa più semplice, per chi ce l’ha.








