L’elettronica, il synth pop, la new wave. Nell’Italia degli anni Novanta, bastava nominare questi generi per ottenere una risposta diretta: i Bluvertigo. Successo, sperimentazione, immagine: il mondo dei Bluvertigo era all’avanguardia. Poi pause, scioglimenti per gran parte degli anni Duemila e infine l’annuncio, nello scorso gennaio, di un concerto all’Alcatraz di Milano. Di lì a poco l’ufficializzazione di un tour estivo, che prenderà il via il 16 luglio da Asti, intitolato Esseri umani. La formazione è quella originale: Morgan, Andy, Livio Magnini, Sergio Carnevale.

Andy, quanto le sono mancati i Bluvertigo?

Andy: «Moltissimo. Ho sempre sperato in una ripartenza e quella dell’Alcatraz è stata esattamente come l’avevo immaginata: uno spettacolo strutturato e quella magia musicale difficile da spiegare. Ci sono cose che non si possono programmare. Succedono oppure no. E quella sera sono successe».

Morgan, dopo tante tempeste si sente finalmente in un ambiente protetto?

«Sì, oggi mi sento in un ambiente protetto, perché tra noi quattro c'è una conoscenza umana e musicale profonda. Dopo trent'anni non è scontato ritrovare l'entusiasmo, la fiducia e quella complicità che avevamo agli inizi. I miei discorsi sul palco nascono proprio da questo: sono una dimostrazione di quello spirito. La reunion dei Bluvertigo non è un'operazione nostalgia ma il ritorno di un laboratorio musicale che ha sempre creato nuova musica. In questi anni non ho mai smesso di scrivere e per questo abbiamo praticamente già tutto il materiale che saranno i nuovi dischi dei Bluvertigo, e sarà una nuova avventura del suono e della canzone, qualcosa che non si riesce nemmeno a immaginare, ma proprio per questo è praticamente ovvio che sarà un'altra forma di musica».