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Ultimo aggiornamento: 8:00
È notizia di ieri che i Bluvertigo tornano insieme. Una data sola, a Milano, il 14 aprile 2026: “Non è nostalgia”, la loro dichiarazione. Una notizia che pesa, perché le reunion oggi non sono più un’eccezione ma una costante del panorama musicale. Ed è proprio per questo che la prima domanda che mi sono fatto è stata semplice e forse scomoda: è davvero necessaria una reunion dei Bluvertigo?
Non ho una risposta pronta. E forse non è nemmeno questo il punto. Il comunicato ufficiale diffuso dalla band prova a spostare l’attenzione lontano dall’operazione nostalgia, lasciando aperta la possibilità di una possibile riattivazione del progetto Bluvertigo. Dichiarazione legittima, quasi obbligata. Ma proprio per questo vale la pena fermarsi un attimo e chiedersi quale sia oggi il senso di un ritorno come questo, e soprattutto che tipo di aspettativa produca.
Lo dico subito, per chiarezza: io adoro quando i gruppi si riformano. Mi piacciono perché rimettono in circolo storie e perché negano l’idea – piuttosto tossica – che in musica tutto debba essere nuovo, giovane, performante. Quando funzionano, questi ritorni sono una forma di resistenza. Penso ai Bauhaus, ai Dead Can Dance. In Italia ai CCCP, ai Litfiba, che nel 2026 celebreranno 17 Re. Poi è chiaro: oggi ci sono più reunion che pizzerie. Non in tutte si mangia bene, ma tant’è. E allora perché non dovrebbero tornare anche i Bluvertigo? Prima di rispondere, però, forse conviene fermarsi su alcune domande. Non risposte, ma domande. Nove, per restare fedeli alle consuetudini che regolano questo blog.








