Sono anni che il settore turistico europeo, e le grandi major internazionali dell’ospitalità, investono su strutture di lusso e su attività o intrattenimenti altrettanto impegnative a livello economico. Per lungo tempo il turismo di fascia alta e altissima ha coinciso con una geografia ben precisa composta da mete quali Capri, Saint-Tropez, Mykonos, Ibiza, Costa Smeralda, Portofino, Montecarlo, St. Moritz, Crans Montana. Destinazioni ormai conosciute in tutto il mondo, capaci di convertire l’esclusività in una questione di status – quasi tendente al voyerismo – e non di reale esclusività e qualità. Siamo arrivati a un giro di boa? Forse sì, forse qualcosa sta effettivamente iniziando a cambiare.

Il viaggiatore contemporaneo, soprattutto europeo, sembra meno interessato alla destinazione in sé e molto più attento al valore complessivo del viaggio. È più importante quello che riesci a fare, trovare, scoprire e conoscere che non la coolness instagrammabile raccontata sulle varie piattaforme social. Questo non significa cercare il risparmio a tutti i costi, bensì spendere in modo più consapevole. Pertanto operazioni come scegliere un buon albergo anziché un hotel di lusso, prenotare un ristorante dove la cucina sia davvero di racconto e profonda o concedersi una degustazione a tu per tu con un produttore, fare una lunga escursione a contatto con la natura risultano – anche negli studi di settore – le attività più ricercate. Se vogliamo, è una forma di lusso meno appariscente, meno interessata a mostrarsi ma decisamente più contemporanea. Un lusso che passa dalla qualità dell’accoglienza, dall’autenticità dell’offerta gastronomica e dalla possibilità di vivere una destinazione senza la sensazione di pagare un sovrapprezzo semplicemente perché ci si trova lì in alta stagione.