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Dove finisce la libertà di espressione e dove inizia l'offesa gratuita? È una domanda che accompagna da sempre il dibattito democratico ma che nell'era dei social network assume un significato nuovo. A offrire una risposta è la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo. Con una sentenza del 19 maggio i giudici di Strasburgo hanno ritenuto che la sanzione inflitta a un cittadino georgiano per un video pubblicato su TikTok non costituisse una violazione dell'articolo 10 della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo, che tutela la libertà di espressione.
Il caso riguarda Irakli Miladze, attivista e corriere di Tbilisi, che nel 2022 pubblicò un video contro le nuove politiche di mobilità urbana della capitale georgiana. Il filmato, divenuto virale con oltre centomila visualizzazioni, conteneva espressioni volgari e aggressive rivolte al sindaco, ai suoi collaboratori e alle forze di polizia. Le autorità georgiane ritennero che quel linguaggio avesse oltrepassato i limiti del legittimo dissenso e gli inflissero una modesta sanzione amministrativa. Miladze ricorse alla Corte di Strasburgo sostenendo che la misura avesse limitato in modo ingiustificato il suo diritto alla libera espressione.







