VENEZIA - Quando prende la parola Dmitry Peskov, è come se parlasse Vladimir Putin. Per questo ieri hanno fatto parecchio rumore, nell’assordante silenzio della politica italiana, le dichiarazioni del portavoce del Cremlino sulla Biennale di Venezia, così riportate dall’agenzia di stampa Tass (che opera sotto il controllo del Governo russo): «Vorrei esprimere gratitudine a coloro che hanno collaborato e continuano a collaborare con i nostri rappresentanti, e congratularmi con loro per il fatto che sono liberi da questa mentalità chiusa che attualmente domina in Europa». Affermazioni che, rilanciate da Ca’ Giustinian, rischiano di riaccendere lo scontro con il Governo, complessivamente allineato sulla posizione filo-ucraina dell’Ue, benché a sua volta scosso al proprio interno dalla mobilitazione leghista in difesa della Fondazione.
CULTURA La registrazione integrale dell’intervento di Peskov, in risposta a una domanda dell’agenzia Ria Novosti, dura 1 minuto e 15 secondi. Ecco la traduzione dell’italiana Vista: «Naturalmente in Occidente sono in atto tentativi di sopprimere la cultura russa e qualsiasi sua manifestazione. Purtroppo ciò sta accadendo ovunque. È un fenomeno deplorevole questo tentativo di cancellare la cultura russa, una delle più ricche culture di civiltà sulla Terra. Di fatto, la cultura russa è sempre stata fonte di arricchimento reciproco, sia per la Russia stessa sia per i Paesi in cui è stata presente. Sì, alcune manifestazioni della nostra cultura all'estero persistono, ma sono sottoposte a enormi pressioni. Per quanto riguarda la Biennale di Venezia, non si può che esprimere rammarico. Sebbene, innanzitutto, io voglia esprimere apprezzamento e congratularmi con quegli organizzatori che hanno mantenuto la collaborazione con i nostri rappresentanti, dimostrandosi immuni dalla mentalità ristretta che attualmente domina l'Europa. Allo stesso tempo, devo esprimere rammarico per il fatto che in altri Paesi continuino i tentativi di cancellare la nostra cultura». SPORT Ma l’Ue non intende fare dietrofront. Sempre ieri il Consiglio europeo degli Affari esteri ha condannato la decisione del Comitato olimpico internazionale di invitare gli atleti russi alle competizioni sportive. «Così si rischia di ricompensare gli attacchi (della Russia all'Ucraina, ndr.)», ha detto l’Alta rappresentante Kaja Kallas, facendo poi riferimento allo stop raccomandato dalla Commissione Ue ai 2 milioni per Ca’ Giustinian: «L'Ue vuole fermarli, questo atteggiamento non può diventare veicolo di sdoganamento dell'aggressione all'Ucraina», La questione è stata sollevata dal ministro lituano Kęstutis Budrys: «Il concetto di neutralità è stato confuso con la normalizzazione dell'aggressione. Ciò non deve essere consentito. Ammettere un aggressore alla partecipazione non rappresenta una normale posizione di neutralità. Notiamo infatti che questo regime sta gradualmente rientrando in gioco: prima negli eventi culturali, come abbiamo visto di recente alla Biennale di Venezia, e ora nelle competizioni sportive». APPELLO In ambito regionale, il consigliere Davide Lovat (Resistere) ha ribadito la sua opposizione «alla pericolosa deriva autoritaria dell'Unione europea». La collega Rosanna Conte (Lega) ha ricalcato testualmente la richiesta del presidente Luca Zaia: «Chiedo al Governo una vera controffensiva istituzionale e politica. Qui non si tratta soltanto di salvare un finanziamento, ma di difendere un principio: quello della libertà, che deve essere garantita senza se e senza ma». Ma dopo le parole di Peskov, portavoce di Putin, pare improbabile un ripensamento da parte di Palazzo Chigi.






