Il caso.14 luglio 2026 alle 00:19
ROMA.
Sigfrido Ranucci passa all'attacco e nella vicenda dell'attentato ai suoi danni non ci sta a passare da «vittima a presunto beneficiario». Il conduttore di Report - tramite il suo legale Roberto De Vita - ha presentato una denuncia in cui ipotizza i reati di diffamazione pluriaggravata e altri reati. Un'iniziativa legata alla «diffusione di dichiarazioni, articoli di stampa» che hanno - a suo dire - formulato «congetture e insinuazioni» che lo fanno apparire «mediante esplicite allusioni» come beneficiario della bomba fatta esplodere il 16 ottobre sotto casa sua a Pomezia. E si muove anche la politica: il ministro delle Imprese Adolfo Urso, da cui dipende il contratto di servizio della Rai, ha scritto una lettera ai presidenti delle Camere e una seconda all'Ad Giampaolo Rossi in cui chiede che gli «organi preposti agiscano come previsto dal contratto di servizio della Rai, al fine di garantire che il giornalismo d'inchiesta, massima espressione del servizio pubblico, sia realizzato in condizioni tali da assicurare piena affidabilità». Nella lettera a Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana, Urso ha richiamato anche l’urgenza che sia ricostituita al più presto la commissione parlamentare di Vigilanza Rai. Per il legale di Ranucci, quanto sta comparendo su alcuni organi di stampa in questi giorni, dopo che è emerso il nome dell'imprenditore Valter Lavitola come presunto mandante, sembra suggerire la pista «di un finto attentato». Ricostruzioni che hanno una «ricaduta umana e professionale di inaudita gravità».











