«È l’ora di indignarsi» ha tuonato sui social il sottosegretario all’Interno Emanuele Prisco. A scatenare la riprovazione del coordinatore umbro di FdI un progetto artistico di affissioni per le strade di Perugia, frutto di un laboratorio con adolescenti condotto dall’artista Sara Leghissa su invito della cooperativa Densa.
Leghissa è nota per l’utilizzo dei manifesti come pratica performativa dove far confluire schegge di discorso. Nel laboratorio svolto a Perugia, aveva chiesto ai giovani di esprimere i propri timori «a partire dalla percezione di pericolo, desiderio e privilegio nello spazio pubblico». Pensieri e frasi poi da affiggere in strada. Tanti i messaggi dei giovani: «La paura negli spazi è data dalla dominanza dei maschi», «Ci si dimentica che abbiamo tutti lo stesso destino», «Io coi genitori non parlo molto, tendo a chiudermi in me stessa», «La socialità è ridotta al consumo». In alcuni casi, gli adolescenti hanno manifestato timore nei confronti delle forze dell’ordine. Sotto accusa in particolare tre manifesti che recitano: «Quando incontro una persona in divisa paura, non so perché paura»; «i poliziotti me li sono ritrovati a casa. Sono venuti perché non stavo bene e mi hanno trattato male. Come a dire ‘la colpa è tua’» e, a destare lo scandalo maggiore, «le persone in divisa sono tutte raccomandate».







