«Continuo a fare il sindaco. Se mi ricandido a Napoli? Assolutamente sì, non c’è nessuna discussione. Ho la testa a Napoli e alle istanze della città. Darò una mano da qui al centrosinistra». Così il Presidente dell’Anci e sindaco di Napoli Gaetano Manfredi all’evento dell’Ansa «L’Italia Innovativa» svoltosi in Prefettura. Deciso e risoluto, vale a dire che non indosserà né i panni di federatore del “campo largo” che ormai chiama anche centrosinistra e questa è una novità, cioè non farà arbitro del duello ai piani alti della coalizione tra chi deve sfidare la premier Giorgia Meloni sarebbe - il ragionamento di Manfredi - una lunga eutanasia politica. E nemmeno garante dei centristi. In buona sostanza anello di congiunzione tra l’ex premier Matteo Renzi che reclama spazio e visibilità e il resto di questa “porziuncola” antichissima chiesa che fa capo a Dario Franceschini e Goffredo Bettini. Non farà Manfredi - questo il senso del suo ragionamento - da ponte per traghettare queste anime progressiste verso il Pd guidato da Elly Schlein, «che i suoi problemi - spiegano dall’entourage di Manfredi - con i centristi e tutta l’ala destra del partito li ha risolti a Montepulciano con il correntone nato in appoggio alla segretaria con la benedizione proprio di Franceschini e Bettini». Meno difensivo l’atteggiamento del sindaco verso Giuseppe Conte: le affinità sono tante e la stima è reciproca verso il leader del M5s da prima che venisse nominato ministro “dall’avvocato del popolo”. Manfredi - racconta chi in queste ore condivide con il sindaco i tormenti del campo progressista - «è infastidito perché messo in mezzo a un gioco politico che lo vorrebbe come la classica foglia di fico. Per risolvere un problema, una esigenza che è di altri». Anche e soprattutto del Pd. Questo a pochi giorni dall’evento svoltosi a Napoli dove la convention del campo largo è stata accompagnata da polemiche e contestazioni. Dunque, di fronte alla prospettiva che nemmeno tanto velatamente gli è stata offerta, ovvero nella migliore delle ipotesi di andare a fare una cosa che ha già ha fatto, cioè il ministro, Manfredi preferisce di gran lunga correre tra pochi mesi per indossare di nuovo la fascia tricolore da sindaco di Napoli. Quel «Non c’è discussione, mi ricandido e resto a Napoli», va chiarito, non è l’opzione B ma era ed è la prima scelta. Lui, che non ha nemmeno una tessera di partito, da sindaco gestisce il centrosinistra e ha trasformato la città in un modello, appunto il “campo largo” condito da buona amministrazione. In questo senso, le parole del Presidente della Regione Roberto Fico espressione del M5s nel “campo largo” sembrano un autentico assist per il Presidente dell’Anci: «È chiaro - racconta Fico - che sia io che il sindaco Manfredi siamo parte integrante di questo progetto che abbiamo sviluppato sia al Comune di Napoli che in Campania, noi già diamo una mano con tutti i nostri provvedimenti che sono caratterizzanti e denotanti di una forza progressista molto forte». Per l’ex presidente della Camera «I nostri provvedimenti scelgono sempre un campo e il campo è quello del “campo largo”, il lavoro che stiamo facendo darà già benefici al nazionale».
Campo largo, Gaetano Manfredi: «L’unità è il primo valore»
«Continuo a fare il sindaco. Se mi ricandido a Napoli? Assolutamente sì, non c’è nessuna discussione. Ho la testa a Napoli e alle istanze della città. Darò...








