Tutti lo vogliono, e in tanti gli tirano la giacca. Dopo la piazza semivuota del campo largo a Napoli, contestata dai duri e puri di Potere al Popolo il 9 luglio scorso, sul sindaco partenopeo e presidente Anci, Gaetano Manfredi, si sono riversate le pretese più disparate: chi lo vuole federatore del centro, chi garante dell’area riformista e cattolica, chi gli cuce addosso la casacca di segretario di un Pd a cui non è nemmeno iscritto. Lui, per ora, incassa con il mezzo sorriso e l’understatement diventati il suo marchio di fabbrica.
La suggestione più insistente arriva da Progetto Civico Italia, il movimento fondato dall’assessore romano Alessandro Onorato, che in un’intervista ad Adnkronos lo ha indicato come l’unico in grado di tracciare un perimetro che il campo largo, da solo, non riesce a disegnare. Non tanto federatore del centro, ha precisato, quanto garante di tutte quelle realtà civiche, riformiste, europeiste e cattoliche che non si riconoscono nella triade Pd-M5s-Avs. Viene da pensare a Opilio Faimali, il celebre domatore ottocentesco: nella metafora, Manfredi sarebbe l’uomo che riesce a far stare nello stesso serraglio le fiere vanitose e litigiose del campo largo senza che nessuno, nemmeno i più mansueti tra i cattolici, resti sbranato.











