Si può fare una classifica degli addii istituzionali? Per Peppino Di Capri sono scese precipitosamente in campo le massime autorità. Sollecite, tristi, umide al ciglio. Il presidente del Senato, il presidente della Camera, il ministro del Turismo hanno espresso il loro cordoglio alla famiglia. Il ministro degli Esteri ha citato «Cameriere champagne», il ministro della Cultura ha dichiarato che «Peppino Di Capri continuerà a vivere nelle sue canzoni, patrimonio della nostra storia comune».

Doverosamente si sono espressi anche il presidente della regione Campania e il sindaco di Napoli. Per non dire del cordoglio unanime, nei mesi scorsi, per Enrica Bonaccorti, per Gino Paoli, per Alex Zanardi, le cui morti hanno mobilitato l’intero arco costituzionale, oltre al governo, dalla presidenza del Consiglio in giù, e alle figure istituzionali, pronte a evocare il lustro all’Italia e l’orgoglio per la Patria. Comprensibile che i media misurino lo spazio dedicato ai defunti in relazione alla loro popolarità, ma la politica e i rappresentanti dello Stato? È difficile sottrarsi al sospetto che persino le morti giungano come l’ennesima opportunità di autopromozione visto che la commozione espressa è direttamente proporzionale al successo popolare dei defunti.