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Quando il popolo parigino si recò alla Bastiglia per liberare i pochi prigionieri, detenuti per presunti motivi politici, era il 14 luglio del 1789. Sul trono della Francia si trovava Luigi XVI della dinastia dei Borbone, discendente da Enrico di Navarra detto il Grande. Dopo avere rinnegato il calvinismo ed avere fatta propria la religione cattolica, Enrico di Navarra fu il primo re della dinastia dei Borbone a governare la Francia moderna. I suoi eredi furono Luigi XIII (il Giusto dal 1619 al 1643), Luigi XIV (il Re Sole dal 1643 al 1715), Luigi XV (il Beneamato dal 1715 al 1774) e Luigi XVI (il Desiderato dal 1774 al 1791). Il soprannome di ciascuno di questi sovrani si spiega da solo; nello specifico va sottolineato che Luigi XVI fu detto il Desiderato, poiché il popolo riponeva in lui il desiderio del cambiamento. Nella Francia del Settecento, la società civile era divisa in «tre Stati»: la nobiltà strettamente legata alla corona, così come il clero; infine il popolo destinato a vivere nella povertà e nella mancanza di diritti. In tal senso si spiega il processo rivoluzionario avviato il 14 luglio del 1789, ispirato ai principi di libertà, di uguaglianza e di fratellanza. Non a caso nel Preambolo della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino, emanata il 26 agosto del 1789 dall’Assemblea Nazionale, si rivendica l’attuazione dei “diritti naturali, inalienabili e sacri dell’Uomo”, così come definiti all’articolo 1, ove si legge che «Gli uomini nascono liberi e restano liberi e uguali nei diritti».












