Proprio come la Groenlandia, il Canada, il Messico, il Venezuela o Cuba: ora anche Hormuz è suo. «Terremo lo Stretto e probabilmente lo gestiremo». Saremo «l'angelo custode dello Stretto e dovremmo essere rimborsati per quello, perché le altre nazioni sono molto ricche». Ieri Donald Trump, vomitando di nuovo fiele e deliri a fiotti sui social, è tornato ad inventare prima la geografia e poi la storia. E ha insistito: «Lo abbiamo protetto senza ricevere nulla, ma ora ci guadagneremo». Sul suo personale mappamondo ora anche l'acqua che scorre tra le coste di Iran e Oman è diventata sua.
Attacchi tra Usa e Iran, ricomincia la battaglia di Hormuz
Il braccio di ferro tra Stati Uniti e Iran, per il controllo dello snodo, assomiglia alla geografia stessa della mappa di guerra: ricalca il profilo del braccio d'acqua per cui si torna a combattere, Hormuz - il vero premio strategico della guerra. Bahrein, Giordania e Kuwait ieri si sono tutti svegliati affrontando «bersagli aerei ostili»: i razzi sciiti.
«Game over Usa»: questo c'era scritto sul missile balistico Ghadr che gli iraniani hanno usato per colpire le basi americane in risposta alla «nuova ondata di attacchi offensivi» rivendicata dal Comando centrale Usa, che ieri ha usato per la prima volta i Corsair, droni marini da combattimento contro la base navale di Bandar Abbas. Questi raid per Teheran hanno «vanificato tutti gli sforzi compiuti negli ultimi mesi» per ristabilire la pace nella regione e «violato apertamente praticamente tutti i termini» del memorandum d'intesa che finora è servito a zero. E la cifra zero racconta anche un altro lato fondamentale di questo conflitto.














