TREVISO - Le intercettazioni telefoniche non possono essere utilizzate nel corso del processo per i falsi Green Pass emessi dal laboratorio "Salute&Coltura" di Fiera che vede coinvolta anche l'ex prefetto di Treviso Maria Augusta Marrosu. Lo ha deciso ieri il giudice Iuri De Biasi, presidente del collegio giudicante, firmando una ordinanza in cui sancisce l'inutilizzabilità delle intercettazioni fra la dottoressa Marzia Carniato, che secondo l'accusa sarebbe stata il vertice dell'associazione a delinquere finalizzata al falso in atto pubblico, la biologa Elisa Finco e i rispettivi compagni, Antonio Luigi Bruscaglin e Alessandro Brunello insieme a parte degli utilizzatori del meccanismo. Il giudice ha motivato la decisione dicendo che i decreti autorizzativi delle stesse intercettazioni non sarebbero stati adeguatamente motivati.
Ha precisato, accogliendo la richiesta di illegittimità avanzata dalle difese (tra cui gli avvocati Fabio Crea, Helga e Jenny Lopresti), che gli atti preliminari avrebbero dovuto contenere una più dettagliata valutazione sulla gravità degli indizi e sull'esigenza di procedere a intercettare il contenuto delle telefonate e dei messaggi tra gli imputati. Ma questo approfondimento non c'è stato. Quindi nella prossima udienza del processo potranno essere prodotti solo atti documentali e le testimonianze dei vari "testi" chiamati a deporre. La rinuncia alle intercettazioni adesso mette il processo, dal punto di vista della Procura, tutto in salita. La vicenda Inizia così il procedimento giudiziario per i falsi Green pass emessi da "Salute & Cultura" di Fiera, dove secondo la Procura era stato messo in piedi un meccanismo di scambio di tamponi per ottenere il "certificato verde" senza mai sottoporsi al vaccino anti Covid. Ma fin dalla prima udienza i difensori dei 23 imputati, tra cui l'ex prefetto di Treviso Maria Augusta Marrosu, avevano sollevato l'eccezione che avrebbe potuto minare l'andamento del procedimento chiedendo l'inutilizzabilità delle intercettazioni telefoniche. Ed è stato fin da subito chiaro che, in caso di accoglimento, si sarebbe potuto bloccare tutto. I principali imputati Oltre all'ex prefetto Marrosu (che ha comunque una posizione marginale) sono finiti a processo la dottoressa Marzia Carniato, ex direttore sanitario del poliambulatorio di Fiera, la biologa trevigiana Elisa Finco, ex responsabile organizzativo dello stesso centro medico ei compagni della Carniato e della Finco, Antonio Luigi Bruscaglin e Alessandro Brunello: sono tutti accusati di associazione a delinquere finalizzata al falso in atto pubblico. L'ipotesi è di aver costituito una presunta organizzazione che, attraverso la disponibilità del poliambulatorio privato, avrebbe consentito di far ottenere a numerosi cittadini una certificazione fasulla, sia attribuendo loro un contagio superato, in realtà «ereditato» da certificazioni intestate ad altri, sia clonando codici QR di soggetti regolarmente vaccinati da riportare nella propria documentazione, così da poter accedere a luoghi pubblici sottoposti a restrizioni.Le altre persone sotto accusa sono Pierantonio Bruscaglin, Alencar Costa, Vitalie Crimincean, Antonella Kiri, Tetyana Kholod, Kateryna Klymbutska, Aliona Magalea, Azzurra Manzatto, Giuseppe Napoleone, Nicola Padovano, Adalberto Ranieri, Antonino Ranieri, Eleonora Ranieri, Giuseppe Ranieri, Rocco Ranieri, Gabriele Ravalli, Angelo Sorione, e Nicola Zago per prodotto aver o falsi utilizzatori referti di "test antigenici rapido" attestanti l'avvenuta effettuazione del test stesso. Gli sviluppi Con l'impossibilità di poter produrre le intercettazioni, il giudice ha chiesto alla Procura di valutare bene se esistono i presupposti per arrivare a una condanna oppure se invece non riterrà opportuno chiedere il riconoscimento dell'assoluzione in corso di dibattimento. L'eccezione sulla utilizzabilità delle intercettazioni era stata presentata dalle difese in sede di udienza preliminare e poi riproposta all'apertura del processo.






