Mentre la siccità è percepita sempre più come un problema incombente nelle regioni del nord Italia, si accentua lo scontro politico sulla richiesta dell’Emilia Romagna alla Liguria di più acqua dalla Diga del Brugneto, posta al confine tra le due regioni (ma in territorio ligure) in Val Trebbia.

"Il ministro Foti scelga i dati invece della propaganda. Genova non ha mai detto no, ma non firmerà cambiali in bianco sull'acqua potabile dei suoi cittadini. Le parole del capogruppo di FdI sulla vicenda del Brugneto sono l'ennesima dimostrazione di come la destra scelga sistematicamente la scorciatoia dello scontro politico", osservano i parlamentari del Pd Valentina Ghio, Alberto Pandolfo e Luca Pastorino.

"Accusare Genova e il Pd ligure di 'ostacolare' un'intesa - secondo gli esponenti dem - significa rovesciare completamente la realtà: non è il Comune di Genova a bloccare il dialogo, è il buon senso a imporre che le decisioni su una risorsa vitale e scarsa come l'acqua si prendano sulla base di numeri veri e scientifici, non di annunci elettorali. Ricordiamo al ministro - prosegue la nota - i termini tecnici della questione. Il Brugneto è la principale riserva idropotabile della città di Genova e dell'intero sistema degli acquedotti che serve l'area metropolitana. Con gli invasi genovesi oggi attorno ai 28 milioni di metri cubi su una capienza complessiva di circa 40, e con un fabbisogno idropotabile che grava sul Brugneto stimato attorno ai 20-22 milioni di metri cubi l'anno, parliamo di un margine tutt'altro che ampio, in una stagione segnata da un livello già ampiamente sotto la media. In questo contesto, aumentare i rilasci automatici e a tempo indeterminato, senza legarli alle condizioni reali di riempimento, è un rischio irresponsabile per l'approvvigionamento potabile di centinaia di migliaia di persone".