Aprile 2021: melodramma diplomatico con basso continuo sessista. Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Europea, arriva ad Ankara e non sa dove sedersi: le poltrone sono due, una per il padrone di casa Recep Tayyip Erdogan, l’altra per Charles Michel, presidente del Consiglio Europeo ma soprattutto, strillano le femministe, maschio. In realtà, spiegarono poi quelli più avveduti, la responsabilità dell’incidente fu dei funzionari di Bruxelles che avevano preparato l’incontro.Ma tant'è. Da Roma, l’allora presidente del Consiglio Mario Draghi commentò: «Con questi, chiamiamoli per quel che sono, dittatori bisogna collaborare».RIVOLUZIONE DELLA DIFESACinque anni dopo, la casa del dittatore con cui bisogna collaborare è stata scelta dalla Nato come sede del vertice annuale e alla stessa von der Leyen è toccato chiedere permesso: a inizio anno aveva dovuto rettificare una frase (v.voce: lapsus freudiano) in cui accostava la Turchia a Russia e Cina. La replica di Erdogan fu draghiana: «L’Europa ha più bisogno della Turchia di quanto la Turchia abbia bisogno dell’Europa».La geografia e i numeri gli danno ragione. Avamposto sud-orientale dell’Alleanza e potenza navale nel Mar Nero, Ankara l’anno scorso ha esportato 10 miliardi di dollari di armamenti (è l’11° esportatore mondiale), oltre la metà dei quali verso Paesi Nato.La quota di mercato è più che raddoppiata in dieci anni e nel 2026 le vendite dovrebbero salire del 30%, a 13 miliardi. Quella turca «è la rivoluzione industriale della difesa», ha detto il segretario generale della Nato, Mark Rutte, e i rivoluzionari hanno un nome, anzi tre: Arca Savunma, contratti miliardari con Slovacchia, Bulgaria ed Estonia; Repkon, che apre fabbriche di munizioni in Germania; Baykar, i cui droni hanno avuto accesso ai fondi europei grazie alla joint venture con Leonardo.La Spagna ha comprato 30 aerei da addestramento turchi da produrre con Airbus nell’ambito di un accordo da 2,6 miliardi di euro. Il catalogo interno è meno presentabile. A maggio un tribunale ha destituito Özgür Özel, capo dell'opposizione; il sindaco di Istanbul Imamoglu è in carcere da oltre un anno; alla vigilia del summit sono finiti in galera più di duecento attivisti con l'accusa di terrorismo. Con loro, undici giornalisti. Il World Justice Project colloca la Turchia al 118° posto su 143 per stato di diritto, un gradino sopra la Russia; l’inflazione corre al 33%. Nessuna capitale fiata. Anzi, c'è un premio: gli F-35.Dal programma del caccia americano di quinta generazione Ankara fu cacciata nel 2019 per aver comprato da Mosca gli S-400, batterie antiaeree che, schierate accanto all'F-35, ne studiano la traccia radar per conto del Cremlino. Al vertice Trump ha promesso: «Toglieremo le sanzioni, non vogliamo sanzionare gli amici». Secondo il quotidiano turco Hurriyet, Ankara venderà gli S-400 a un Paese del Golfo, Emirati o Qatar, ma Mosca ha ricordato che il contratto vieta la rivendita senza il suo consenso. Il percorso sarà lungo anche per altre ragioni: due leggi Usa sbarrano la strada al trasferimento degli F-35 finché la Turchia possiede gli S-400 (da qui l’escamotage di cedere le difese aeree a un Paese terzo). Seguiranno la revoca delle sanzioni e la notifica al Congresso, dove già si promettono risoluzioni bipartisan di disapprovazione: uno o due anni di carte e discussioni.Poi la lista d’attesa della Lockheed: quattro-cinque anni. Tradotto: nessun F-35 volerà sull’Anatolia prima del 2030.
Erdogan, il dittatore con cui si deve collaborare | Libero Quotidiano.it
Aprile 2021: melodramma diplomatico con basso continuo sessista. Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Europea, arriva ...










