La notizia, essendo buona, non ha ricevuto l’attenzione mediatica che meritava. Ma è talmente importante che non può passare sotto silenzio. Perciò sono qui a riprenderla perché è destinata a lasciare un segno profondo nella storia del Ministero dell’Istruzione e del Merito. Per la prima volta le Consulte provinciali degli studenti italiani hanno partecipato ai lavori dell’High-Level Steering Committee dell’UNESCO. L’High-Level Steering Committee dell’UNESCO è il massimo organo politico-strategico mondiale per il coordinamento delle politiche educative legate all’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile n.4 (SDG 4) dell’Agenda Onu 2030, dedicato a un’istruzione inclusiva, equa e di qualità.

Non un mero tavolo tecnico ma la sede in cui i governi, le organizzazioni internazionali e i principali stakeholders dell’educazione definiscono le priorità della cooperazione educativa globale. Per la prima volta la nostra rappresentanza studentesca nazionale è stata ammessa ai lavori. Non come semplice presenza simbolica, ma come osservatore all’interno del luogo nel quale si discutono le strategie che guideranno l’istruzione oltre l’Agenda 2030.

È un fatto senza precedenti. Ancora più significativo se si considera che gli studenti italiani sono stati gli unici rappresentanti nazionali ammessi ai lavori del Comitato Direttivo di Alto Livello. L’UNESCO ha così riconosciuto il valore di un modello di partecipazione costruito nel nostro Paese. Questo riconoscimento internazionale non nasce dal caso. È il frutto di una precisa scelta politica e culturale promossa dal Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara: trasformare la rappresentanza studentesca da luogo prevalentemente rivendicativo a sede di corresponsabilità nella costruzione delle politiche educative. Per molti anni il coinvolgimento degli studenti è stato evocato soprattutto sul piano retorico, attraverso consultazioni episodiche o iniziative prive di reale incidenza sulle decisioni. Oggi, invece, si afferma una concezione diversa: gli studenti non sono semplicemente destinatari delle riforme scolastiche, ma possono contribuire alla loro elaborazione, offrendo il punto di vista di chi vive quotidianamente la scuola.