Si chiama Alessio D'Agostino il nuovo collaboratore di giustizia le cui dichiarazioni sono finite alla base dell'inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Palermo che ha portato al fermo di 22 persone della cosiddetta «banda dei kalashnikov». È in carcere dal 20 marzo 2026 e ha scelto di collaborare con i magistrati il 9 maggio.
Dal carcere alla scelta di collaborare
Di D'Agostino, al momento, si conosce poco: non sono stati resi noti né l'età né il ruolo che avrebbe avuto nell'organizzazione, né il reato per cui è finito in cella a marzo. Quel che è certo è la cronologia: l'arresto il 20 marzo, la decisione di collaborare meno di due mesi dopo. Da quel momento i suoi verbali sono confluiti nell'indagine dei carabinieri del comando provinciale sull'escalation di attentati e intimidazioni che dal novembre 2025 ha colpito la zona nord della città.Il ruolo attribuito a Salvatore Verga
È stato lui, secondo quanto ricostruito, a riferire agli inquirenti il ruolo di primo piano che Salvatore Verga avrebbe assunto nelle dinamiche del mandamento mafioso di Tommaso Natale-San Lorenzo. Verga, 36 anni, trafficante di droga detenuto nel carcere di Trani, è tra i fermati: per l'accusa avrebbe commissionato e seguito i raid usando un cellulare dietro le sbarre. Nei verbali il collaboratore avrebbe descritto anche la disponibilità di armi d'assalto attribuita a Verga – fucili automatici e pistole – sostenendo che parte dell'arsenale sarebbe arrivata a Palermo dalla Puglia.I riscontri e il vaglio del gip










