ROVIGO - Il tempo sospeso dei Bar Sport, rimasti dove non c'è risposta alternativa alla domanda "Oggi dove si va?", le locandine degli happy hour al posto delle insegne dei gelati, i maxischermi e il wi-fi invece dei biliardi. I "tipi umani" e la macchina di osservazione sociale che Stefano Benni ha raccontato 50 anni fa in un classico della narrativa umoristica, salirà domani martedì sul palco del festival Tra ville e giardini con "Bar Sport è servito", il reading che Lodo Guenzi, attore e prima cantante de Lo Stato Sociale, dedicherà in piazza Aldo Moro a San Bellino, dalle 21.30, al capolavoro d'esordio dello scrittore scomparso a settembre. Freak Antòni, tra le foto che introducevano le sue "Badilate di cultura", appariva in frac - sopra la didascalia "Il poeta parte per destinazione ignota" - portando in spalla un segnale stradale con direzione Rovigo.
Guenzi, che reazione ha avuto quando le hanno detto che San Bellino era tra le date del suo spettacolo? «Rovigo la conosco, ho fatto l'Accademia a Udine ed è una delle prime città sulle tratte da Bologna. Ci sono stato in scena un paio di volte, e ho un posto nel cuore nel quale andare a mangiare». Qual è? «La trattoria Al Sole, scoperta per caso la mia prima volta al Teatro Sociale. Tendo sempre ad appassionarmi alle città che si ammantano del luogo comune di essere brutte anche quando non è vero. È un luogo comune che ha toccato ingiustamente Foggia al sud e Rovigo al nord: io l'idea del Polesine, come dire, l'ho poeticizzata, perché le vie ignote sono anche quelle percorse, da Ferrara, dal mio amico Vasco Brondi, che tanto bene ne ha decantato il senso di vuoto, attraverso quello che vedi di là e di qua dal Po». Con "Bar Sport" Benni ha creato un luogo dove poter tornare sempre e trovare qualcosa di bello e unico: per lei cosa rappresenta? «Capisco che quella Bologna era un posto un po' magico, con una storia di città tutto sommato provinciale, di bar, vinelli, caffè e luisone, e di autoironia per provare a sopravvivere. Bologna è tra le città dove una delle poche cose che non viene perdonata è fare il fenomeno: il codice relazionale si basa sull'autoironia, lo stare schisci. Questo è quello che fa Benni, e ancora prima che in quelle pagine è nell'idea di scriverle: in tante cose figlie di quel mondo lì, sento una serata tra amici in cui si fanno questi racconti. Che poi magari finiscono in un libro, che vende tantissimo e diventa un classico. Ma quasi per caso». Come si racconta il Bar Sport ai giovanissimi che non lo conoscono? «Il tentativo che faccio ogni volta è provare ad avere un approccio onesto, semplice, non predatorio davanti alla pagina che ho davanti. E se questa pagina mi diverte, a volte succede che vedo qualcuno che si diverte, e mi diverto a guardarlo a divertirsi». Gli Stato sociale sono in pausa, in long week-end... Insomma c'è la possibilità di risentirli presto? «Non ne ho idea. Usciamo da un triennio segnato da un lutto complicato e ognuno di noi sta cercando di rimettere insieme i pezzi della sua singola vita. Quindi, siamo ancora lontani da capire, come dicono nelle major, se ci sono le "banane" per rimettere insieme i pezzi». In questi giorni è impegnato nelle riprese di un film: di cosa si tratta? «Sono di nuovo sul set con Pupi Avati: una bella avventura fino a fine estate».






