In Veneto, dove il tasso di occupazione delle lavoratrici giovanissime (15-24 anni) è superiore alla media italiana (20,1% rispetto a 14,4%), il numero di lavoratrici ogni 100 residenti donne è cresciuto complessivamente dell’1,2% nel triennio, mentre è diminuito del 2,4% proprio il tasso di occupazione delle più giovani.NELLE REGIONIL’incidenza delle occupate ogni 100 residenti donne nel 2025, colorato per la variazione del tasso di occupazione 2025/2022Loading...Le donne che non lavoranoPur con i miglioramenti degli ultimi anni, i numeri dell’Italia sul lavoro femminile restano comunque molto lontani da quelli degli altri Paesi europei. Il tasso di occupazione medio delle donne nella Ue è del 66,6%, con valori che spaziano dal 78,9% dei Paesi Bassi, al 66,7% della Francia. Hanno raggiunto tassi di occupazione femminile più alti dell’Italia anche la Grecia e la Romania (dati Eurostat 2025).In Italia ci sono 18,8 milioni di donne in età lavorativa (15-64 anni). Di queste, oltre 10 milioni sono occupate, quasi 600mila sono disoccupate, cioè non lavorano ma cercano un impiego, mentre 7,8 milioni sono inattive, cioè non lavorano e non sono alla ricerca di un lavoro, perché ancora studiano, sono già in pensione o hanno impegni familiari che ritengono incompatibili con l’attività lavorativa.Superano il milione di donne inattive la Campania e la Lombardia, seguite da Sicilia (918mila) , Lazio (725mila), Puglia (699mila) e Toscana (511mila). L’Inapp ha analizzato nel dettaglio la composizione di questa platea (nel working paper «L’insostenibile inattività. Il lavoro delle donne che manca, nella transizione demografica in Italia»): poco più della metà delle donne inattive ha un basso titolo di studio, ma le laureate e le specializzate sono in media il 9,2 per cento (oltre il 10% in Liguria, Emilia-Romagna e Toscana, l’11% in Umbria, Marche, Lazio).L’Inapp rileva che 1,26 milioni di donne, fra le inattive, sarebbero disponibili a lavorare. Fra queste, il 18% segue corsi di studio o di formazione - quindi ha nei propri programmi di lavorare in futuro - ma il 27% lega la propria inattività a esigenze familiari, sia per l’accudimento diretto di figli o di persone non autosufficienti, sia perché esercita un ruolo di riferimento in ambito casalingo.