«L’Area marina protetta di Punta Campanella è una zona di straordinario valore ambientale, paesaggistico e culturale: il mio obiettivo sarà quello di rafforzare la protezione di questo patrimonio unico, promuovendo una gestione moderna, partecipata e fondata su basi scientifiche, in costante dialogo con istituzioni, il mondo della ricerca, operatori del mare e comunità locali». Carolina Mazzella è stata nominata dal sindaco di Massa Lubrense, Lello Staiano, componente del cda del Parco marino che si apre tra la penisola sorrentina e la costiera amalfitana. E, in quanto rappresentante del Comune cui fa capo la maggioranza del Consorzio di gestione dell’Amp, ne diventa presidente.
Un incarico di prestigio, ma anche una grande responsabilità?«Una responsabilità che accolgo con senso del dovere visto che parliamo di una zona riconosciuta anche come Area specialmente protetta di importanza mediterranea. Un riconoscimento internazionale che ne certifica l’eccezionale rilevanza e impone standard elevati di tutela e gestione». Carolina Mazzella nuova presidente dell'ente Area Marina Protetta Punta CampanellaIl suo è un mandato politico o tecnico?«È di natura istituzionale amministrativa, non tecnica. La scelta deriva dagli enti locali che fanno parte del consorzio e quindi presenta una componente fiduciaria. Tuttavia, una volta nominato, il presidente esercita funzioni di indirizzo e rappresentanza dell’ente e non svolge il ruolo tecnico operativo che viceversa compete al direttore, figura responsabile della gestione. L’obiettivo è garantire una governance efficace di un patrimonio naturale di valore internazionale». Il Parco di Punta Campanella, istituito quasi 30 anni fa, racchiude una biodiversità unica al mondo. Come proteggerla?«L’Amp rappresenta un esempio concreto di come la tutela dell’ambiente possa produrre risultati straordinari quando è accompagnata da una visione di lungo periodo. In tre decenni si è lavorato per salvaguardare gli habitat più delicati. Impegno che ha consentito agli ecosistemi di rigenerarsi ed alla biodiversità di tornare a prosperare. I risultati sono particolarmente evidenti nella zona di riserva integrale del Vervece, dove il massimo livello di protezione ha favorito il ripopolamento di numerose specie marine ed il recupero di un ambiente oggi considerato tra i più ricchi e meglio conservati del Mediterraneo. La conferma più emozionante è arrivata pochi giorni fa, con il nuovo avvistamento della Foca monaca, proprio nelle acque del Vervece. La presenza di uno dei mammiferi più rari e minacciati al mondo non è soltanto una notizia straordinaria, è il segnale che questo tratto di mare offre oggi condizioni ecologiche di elevata qualità, frutto di una gestione attenta». Il Parco di Punta Campanella nei mesi estivi è attraversato da migliaia di imbarcazioni, crede si debbano imporre dei limiti?«L’Amp è un patrimonio naturale, ma anche un territorio vissuto, frequentato ogni giorno da unità da diporto e da operatori dei charter che rappresentano una componente importante dell’economia locale. Per questo il tema non può essere affrontato in termini di contrapposizioni tra tutela e sviluppo. L'obiettivo non è imporre nuovi divieti, ma governare i flussi in modo intelligente e sostenibile. Tutto ciò può avvenire attraverso il confronto con i comuni, gli operatori, le associazioni e tutti i soggetti interessati». Spettacolare avvistamento di un capodoglio tra Punta Campanella e CapriNei giorni scorsi il direttore dell’Amp, Pierluigi Capone, ha espresso perplessità sull'opportunità di dare vita all'Area marina protetta di Capri che, di fatto, andrà a confinare con Punta Campanella. Lei condivide?«L’istituzione dell’Amp Isola di Capri rappresenta un’opportunità importante per rafforzare la tutela di un tratto di mare di straordinario valore ambientale. In linea di principio ogni iniziativa che contribuisca alla conservazione della biodiversità ed alla protezione del Mediterraneo merita attenzione e sostegno. Allo stesso tempo, è giusto considerare con attenzione le perplessità espresse dal direttore Capone. Si tratta di osservazioni che nascono dall’esperienza maturata sul campo e che riguardano la necessità di definire con chiarezza competenze, risorse, strumenti di governance e modalità di coordinamento tra Amp confinanti. Sono aspetti che non possono essere sottovalutati se si vuole costruire un progetto realmente efficace dando vita ad una rete di tutela capace di coniugare conservazione della natura, sviluppo sostenibile e valorizzazione del territorio».







