TREVISO - «La zona rossa? Così com'è non funziona. È evidente che c'è un problema». La vigilanza privata al Caffè Diemme di via Roma, in piena zona rossa, ha riacceso i riflettori sul tema della sicurezza in uno dei punti di più caldi della città. La proprietà ha avuto un incontro in Comune per richiedere la sorveglianza all'ingresso del locale e ora sta attendendo come muoversi. «La mattina siamo tranquilli - afferma una dipendente -, i problemi iniziano al pomeriggio, dopo le 15, quando alcune persone passano nel nostro plateatico e danno fastidio alla nostra attività». Il riferimento è alle baby gang che disturbano i clienti seduti all'esterno dopo una certa ora. «È evidente che per arrivare a questo punto, qualcosa non funziona», affermano alcuni tra i rappresentanti del commercio e della politica cittadina.

Il festival «Chiaramente c'è un problema di sicurezza - rimarca il capogruppo Pd in consiglio comunale, Stefano Pelloni - ed è un problema anche il fatto che sia un privato a farsi carico di un problema di questo tipo». «Dal punto di vista politico, è chiaro che la zona rossa così come è stata pensata, non funziona - gli fa eco il consigliere Franco Rosi -. Se la situazione sta è questa, chi è deputato a tutelare la sicurezza non interviene». Ma allora quali soluzioni adottare per cambiare il volto di via Roma? Qualche proposta era già stata avanzata. «Proprio un anno fa, il sindaco aveva parlato di un festival che avrebbe organizzato proprio nella zona della stazione - riflette Pelloni, riferendosi al progetto "Via Roma in festa" -, non se ne è più parlato. Ma purtroppo, la verità è che finché quella zona è poco vissuta è anche mal frequentata. L'amministrazione dovrebbe farsi carico di situazioni che aiutino i commercianti. Anche il caso Sommariva (i commenti negativi rivolti alla gelateria dai maranza allontanati, ndr), parla da solo. Il problema della sicurezza in zona rossa non lo sanno più da che parte prendere».I commercianti «È evidente che i controlli che già ci sono in via Roma non bastano - interviene Nicoletta Piovesan di Veneto Imprese Unite -. Ma se la caffetteria ritiene che i clienti si sentano più tranquilli con accanto la vigilanza, perché non accettare un aiuto nel rafforzare il presidio attorno la zona? Magari fosse possibile dotare tutti i negozi di una guardia giurata, sono due occhi in più che controllano». Secondo l'associazione dei commercianti, sarebbe un plus da non sottovalutare. «Purché gli venga concessa la possibilità di intervenire», continua Piovesan. «Questo comunque, dimostra che continua ad esserci un problema di sicurezza, anche con la zona rossa - sottolinea -. Non ci sono ancora delle formule risolutive perché bisogna sedersi a tavolino e chiedere dei cambiamenti sulle normative». Diversa, invece, la posizione della Ascom trevigiana. «A Confcommercio risulta che la zona rossa e il suo allargamento e prolungamento nel tempo stiano dando i riscontri sperati - afferma il presidente Federico Capraro -. Questo non vuol dire che i problemi siano risolti. I casi del Caffè Diemme e quello di Sommariva ci confermano che dobbiamo essere presenti nel territorio come commercianti, nel senso di far rispettare le regole nella proprio plateatico e locale». Da qui la proposta di una mediazione per trovare una soluzione diversa. «Stiamo andando nella direzione corretta, ma se c'è bisogno di qualcosa in più continua Capraro -, come associazione siamo pronti ad ascoltare per capire le reali necessità e in caso vedere cosa si può fare».