Caro direttore, mentre andavo al lavoro ascoltavo Amori in corso di Claudio Baglioni. E riflettevo su come eravamo gelosi della nostra intimità. Così gelosi che ci chiudevamo nella cabina telefonica e se c’era qualcuno fuori in attesa di chiamare abbassavamo la voce per proteggerci. Tra il suono delle monete che cadevano e l’ansia di essere ascoltati da quella persona a pochi centimetri da noi, era una corsa contro il tempo. Quanto mi manca quel periodo, quando tutto era da conquistare...Daniele Mosconi
Caro Mosconi, È bello provare nostalgia per un tempo diverso quando le nostre vite non erano sempre connesse. Dobbiamo solo fare un po’ d’attenzione a non idealizzare il passato, cosa che a volte accade soprattutto quando si supera una certa età. Ho vissuto gli anni Ottanta e la «Milano da bere»: in quanto a esibizione del potere e della ricchezza certo non si scherzava. Ora però c’è un mondo completamente nuovo, dominato da quello che Carlo Verdelli ha chiamato «il diavolo in tasca». Un oggetto, lo smartphone, che detta comportamenti e tempi delle nostre giornate. Chi viaggia in treno può passare ore ad ascoltare conversazioni che si svolgono ad alta voce, senza alcuna preoccupazione per la privacy. I social network e il telefonino assorbono, dicono le statistiche, in media otto ore al giorno; per ragazzi e adolescenti la media arriva fino a 14. Le caratteristiche della Rete le conosciamo tutti: le opinioni sono in bianco e nero, chi grida più forte o esprime posizioni estreme ha successo e diventa virale. Gli algoritmi favoriscono le «bolle» frequentate da utenti che sostengono in modo crudo le proprie posizioni e si sentono parte di un gruppo impermeabile agli altri. Chi la pensa diversamente da loro diventa un bersaglio da annientare. L’esposizione quotidiana nei social network favorisce l’esibizionismo, alimenta sfide incredibili e pericolose, un modo per farsi accettare nella comunità. Spesso vengono presi di mira ragazzi e ragazze fragili che, a volte, non riescono a resistere a una pressione per loro intollerabile. Mi fermo qui ma potrei citare altre mille sfaccettature di una deriva in cui rispetto, tolleranza, sentimenti positivi, attenzione all’intimità delle persone sembrano caratteristiche da mettere al bando. Naturalmente non si può generalizzare: ci sono tante storie ed esempi diversi che fanno sperare che non tutto è perduto. Cerchiamo di coltivarli (c’è chi ha organizzato Giornate della gentilezza) sapendo però che la spinta del nuovo mondo va tutta in un’altra direzione.







