Nella notte dell’11 luglio 2026 la politica statunitense ha perso all’improvviso una delle sue figure più influenti e controverse: il senatore repubblicano della Carolina del Sud, Lindsey Graham, scomparso a 71 anni. La versione ufficiale, diffusa dal suo ufficio e confermata dai referti medici, parla di una "breve e improvvisa malattia" culminata in un arresto cardiaco nella sua residenza a Capitol Hill, a Washington. Le tempistiche del decesso, avvenuto a pochissime ore dal rientro da una delicata missione a Kiev, hanno però alimentato una tempesta di teorie del complotto a livello internazionale.
Per comprendere la portata della sua scomparsa occorre guardare alla traiettoria dell’uomo pubblico. Graham incarnava l’archetipo del “falco” conservatore: ex colonnello e avvocato militare della US Air Force, scapolo senza figli, ha consacrato l’intera esistenza alla politica e alla proiezione della potenza militare americana nel mondo. La sua parabola è stata segnata da metamorfosi clamorose. Durante le primarie del 2016 fu tra i più feroci oppositori di Donald Trump, che definì un "bigotto xenofobo", "inadatto alla carica", intimandogli pubblicamente di "andare all'inferno". Eppure, con un marcato pragmatismo, dopo l’elezione di Trump divenne uno dei suoi alleati più fedeli: compagno di golf e consigliere ascoltato, soprattutto in materia di politica estera e nomine giudiziarie. In molti lo consideravano l’ultimo ponte tra il conservatorismo reaganiano e il nuovo movimento trumpiano.










