E' morto all’età di 74 anni Sheikh Hamad bin Khalifa Al Thani, emiro del Qatar dal 1995 al 2013.
Con lui il Medio Oriente perde non soltanto un monarca alla guida di un patrimonio energetico, ma l’architetto del Qatar contemporaneo: il dirigente che ha trasformato una piccola e vulnerabile penisola del Golfo in un protagonista globale impossibile da ignorare. La sua parabola politica è la storia di un’intuizione strategica: per uno Stato minuto e circondato da vicini ingombranti, la sicurezza non si conquista solo con arsenali e patti militari, ma rendendosi indispensabili agli occhi del mondo.
Il punto di svolta arrivò il 27 giugno 1995, con un avvicendamento incruento che lo portò a succedere al padre. Hamad archiviò la tradizionale prudenza e l’acquiescenza al peso saudita, imboccando una rotta audace e autonoma, sostenuta dalle risorse del North Field, il gigantesco giacimento offshore che, sotto la sua guida, ha fatto del Qatar il principale esportatore mondiale di gas naturale liquefatto.
Per lui, tuttavia, il gas non era un obiettivo, bensì il mezzo per finanziare l’indipendenza nazionale. Gli enormi proventi energetici furono convertiti in un poderoso apparato di soft power e influenza che ancora oggi poggia su tre capisaldi.










