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Negli Stati Uniti sempre meno stati eseguono condanne a morte: 23 su 50 hanno abolito la pena di morte, 4 l’hanno sospesa con moratorie decise con un atto governativo, e la maggior parte di quelli che ancora la prevedono ne esegue sempre meno. Poi c’è la Florida.

In Florida le esecuzioni sono state 9 solo quest’anno, e 19 nel 2025: allora si superò ampiamente il record storico di 11 risalente al 1936, e la Florida fu responsabile del 40 per cento di tutte le esecuzioni di condanne a morte negli Stati Uniti. Quest’anno ha ucciso più detenuti che tutti gli altri stati messi insieme.

È una scelta politica in totale controtendenza rispetto al resto degli Stati Uniti, portata avanti negli ultimi due anni dal governatore Repubblicano della Florida, Ron DeSantis.

La Florida è uno dei due stati che lasciano al governatore il potere di definire in autonomia i mandati di esecuzione (execution warrant): decide insomma se eseguire la condanna a morte e quando eseguirla. L’altro stato è la Pennsylvania, dove però c’è una moratoria formale dal 2015 e non vengono eseguite condanne dal 1999. Negli altri 48 stati tribunali e giudici sono perlomeno coinvolti nella decisione, ma più spesso detengono il vero potere di decisione. DeSantis è quindi un’eccezione e sta usando questa libertà per attuare un’accelerazione senza precedenti nelle esecuzioni.