Stiamo cercando prima di tutto di combattere qualsiasi rendita di posizione, soprattutto nella cultura». Parla così Roberto Fico. Giovedì, commissione Cultura in consiglio regionale: il presidente partecipa alla riunione con i consiglieri. Si discute, tra gli altri argomenti del giorno, della legge annuale sulla “promozione dello spettacolo”, finanziamenti per 17 milioni. «Pensiamo che non ci debbano essere rendite di posizione e, soprattutto, il criterio di accessibilità e democratizzazione al finanziamento è uno dei punti fondamentali».
Ed è un mantra di Fico in questo primo anno in Regione. Scardinare il sistema con sfumature clientelari che caratterizza la distribuzione dei fondi. Criteri, regole, merito: dovrebbe essere la normalità, capita che non lo sia. Sguardi sbigottiti tra i consiglieri quando Fico fa l’esempio calzante: «Sono un giovane artista, un giovane operatore, un gruppo che vuole intraprendere un percorso: come accedo ai fondi regionali? Come posso partecipare? C’è solo il bando, oppure conosco – nel senso positivo del termine – e mando un messaggio, chiedo un appuntamento, dico che ho questo progetto, e questo progetto va bene e viene finanziato?».
Più chiaro di così. Ne approfitta il presidente 5 Stelle per mostrare il nuovo corso: teatro Trianon, il primo avamposto culturale dove Fico ha scelto il nuovo direttore, Pierpaolo Sepe, dopo un bando con 89 candidati. Fa notare ai consiglieri «l’attenzione» mediatica che ha ricevuto il nuovo cartellone presentato di recente. «Quello che abbiamo fatto - spiega - al massimo è: se qualcuno voleva fare qualche ingerenza, noi creiamo le cortine di protezione attorno, per cui nessuno può chiamare, nessuno può parlare, nessuno può dire niente. Quindi proteggiamo da qualsiasi ingerenza per lasciare la libertà agli artisti e ai direttori di potersi esprimere. Questa è la forma migliore per far sì che ci sia quella cultura, che sia anche una cultura della libertà, della partecipazione, della diffusione democratica. E stiamo lavorando su questo. Un pezzetto alla volta ce la facciamo».






