Questa procedura, pur comportando talvolta il congelamento di trattative come quella dell'esterno israeliano, riflette una scelta etica di fondo che mette la salvaguardia della vita dell'atleta al di sopra di ogni interesse economico o sportivo. Sebbene la severità del protocollo possa apparire inusuale nel panorama internazionale, essa garantisce che in Italia la responsabilità di un eventuale rischio non ricada mai sul singolo, ma sia mediata da una legge dello Stato che, da oltre quarant'anni, funge da vero e proprio baluardo per la sicurezza dei professionisti sui campi di gioco.