Questo è il numero del 9 luglio 2026 della newsletter Ippocrate, firmata da Linda Varlese, su Salute e Ricerca. Per iscriverti clicca qui.
Ci sono due notizie, apparentemente distanti, che ben raccontano la situazione in cui versa il nostro Sistema sanitario nazionale: il dimezzamento del numero dei posti letto negli ospedali pubblici e la bassa percentuale degli italiani che fanno prevenzione. Sebbene riguardino due ambiti diversi della salute pubblica, in realtà sono legati da un filo rosso facilmente individuabile perché fotografano da un lato un Servizio sanitario nazionale che si assottiglia sul fronte delle strutture e del personale e dall'altro la crescente difficoltà dei cittadini ad accedere alla prevenzione. I dati diffusi dall'Istat e quelli dell'Osservatorio Sanità di UniSalute-Nomisma disegnano un quadro che va oltre le singole criticità e restituisce l'immagine di una sanità pubblica alle prese con problemi strutturali che rischiano di riflettersi direttamente sulla salute degli italiani.
L'allarme più evidente arriva dagli ospedali. In audizione alla Commissione Affari Sociali della Camera, l'Istat ha ricordato che dal 1996 al 2023 i posti letto disponibili sono passati da 358.309 a 176.317. In meno di trent'anni il sistema ha quindi perso oltre la metà della propria capacità ricettiva. Una contrazione che ha colpito soprattutto il comparto pubblico, dove il calo ha raggiunto il 53,7%, mentre nelle strutture private accreditate si è fermato al 38,4%. La riduzione non è stata uniforme sul territorio. La Calabria registra il dato più pesante, con una diminuzione del 61,2% dei posti letto, mentre la Valle d'Aosta è la regione che ha contenuto maggiormente il fenomeno, limitando la flessione al 20,7%.








