Peppino Di Capri, all’anagrafe Giuseppe Faiella, è morto ieri mattina 11 luglio a Capri nella sua Villa Castiglione, dopo una lunga malattia, all’età di 87 anni. L’ultima apparizione pubblica del cantautore risaliva all’estate del 2024, quando alla Certosa di San Giacomo aveva emozionato ancora una volta il pubblico interpretando “Champagne”. Dalle 13 di oggi 12 luglio la camera ardente di Peppino di Capri presso la Sala Consiliare del Municipio di Capri. I funerali si terranno alle ore 17, nella chiesa di Santo Stefano, a pochi passi dalla celebre Piazzetta di Capri. Per l’occasione l’amministrazione comunale ha proclamato il lutto cittadino.

Un addio che chiude oltre sessant’anni di carriera, ma che apre, inevitabilmente, la questione più delicata: a chi va tutto il patrimonio che ha costruito?

L’eredità dell’artista si articola su tre pilastri fondamentali: il catalogo editoriale delle canzoni, la proprietà immobiliare sull’isola e la discografia legata alla sua storica etichetta indipendente, riporta il Quotidiano Nazionale.

Il nucleo più solido e duraturo del patrimonio è rappresentato dai diritti d’autore e dai diritti connessi alle sue opere: un catalogo che garantisce un flusso economico costante, gestito da società di collecting come la SIAE. Su questo punto la legge è inequivocabile: i diritti patrimoniali d’autore restano tutelati a favore degli eredi per 70 anni dalla morte dell’artista, assicurando una rendita finanziaria che attraversa le generazioni. In termini concreti, chi erediterà i diritti su brani come “Champagne”, “Roberta” o “Let’s Twist Again” potrà contare su introiti garantiti per i prossimi decenni.