Sarà l’associazione Produttori Pesca Società Cooperativa di Ancona a gestire il mercato ittico per i prossimi 16 anni, ma il ristorante attiguo rischia di diventare un vero e proprio caso. L’amministrazione comunale ha aggiudicato il bando per la gestione del mercato del pesce al Mandracchio che era slittato la volta scorsa per una serie di questioni ‘tecniche’. Circa tre mesi fa, in occasione del primo bando, la concessione non era stata affidata, ora invece c’è l’ufficializzazione. Calcolando un valore complessivo della concessione di 170 milioni di euro, l’affidamento temporale della stessa è stato più o meno triplicato e portato a 16 anni per coprire i costi di ammortamento e le spese che saranno necessarie da qui in avanti. È bene precisare che i lavori del mercato ittico del Mandracchio sono ben lungi dall’essere conclusi. Entro ottobre dovrebbe partire l’intervento per la copertura del tetto e gli infissi, poi sarà la volta della parte più delicata, ossia dell’applicazione del sistema antincendio che non era stato previsto nel bando di gara originale; trattandosi di una parte molto onerosa, che sarà a carico del concessionario, in accordo con l’Autorità di Sistema Portuale dell’Adriatico Centrale si è deciso di allungare ulteriormente la concessione. I lavori dell’antincendio inizieranno soltanto dopo la fine del tetto e degli infissi. Nel frattempo i pescatori della cooperativa convivono con una serie di disagi: "Ci sono molte difficoltà, ma andiamo avanti _ spiega il presidente della Cooperativa, Apollinare Lazzari _; il problema non è adesso che operiamo su 1.500-2000 casse di pesce, ma quando riapriremo dopo il fermo pesca (da fine luglio al 14 settembre prossimi, ndr.) quando le casse trattate saranno almeno 5mila". La Cooperativa Pescatori di Ancona con il ristorante roof garden realizzato come da progetto di fianco al mercato ittico non c’entra nulla, si tratta di due partite diverse. E in questo caso il rischio che il bell’edificio in vetro resti a lungo un contenitore vuoto è altamente probabile. Alcuni mesi fa il Carlino aveva sollevato il problema che nel frattempo non si è assolutamente risolto. Non ci sono soggetti privati interessati ad assumersi l’onere di un investimento iniziale onerosissimo, circa 3-400mila euro. All’interno dell’edificio, infatti, manca tutto, dagli impianti al pavimento e per rientrare dall’investimento iniziale servirebbe un miracolo.