HomeUmbriaCronacaDieci anni dal delitto del fiume, semilibertà al killer: rabbia dei familiari di KatiaPolverini lavora in un ristorante a Orvieto e la sera torna in carcere. “Fuori dopo soli sette anni, è difficile da digerire: dolore che si rinnova”Piter Polverini, il giovane di San Giustino condannato per l’omicidio del 2016Ricevi le notizie de La Nazione su GoogleSeguiciSan Giustino, 12 luglio 2026 – “Non hanno digerito bene la concessione della semilibertà ed era normale, anche se hanno dovuto prendere atto che siamo nel pieno rispetto della legge”. Tramite la loro legale, l’avvocato Anna Boncompagni, i familiari di Katia Dell’Omarino rompono il silenzio proprio nei giorni in cui ricorrono i dieci anni esatti da quell’orribile delitto che sconvolse l’opinione pubblica dell’Alta Valle del Tevere e non solo.

A due lustri dal drammatico femminicidio, i parenti della vittima continuano a vivere un dolore profondo per la prematura scomparsa della congiunta, unito adesso all’amarezza per la situazione dell’assassino.

Piter Polverini, il sangiustinese oggi trentaquattrenne, è di fatto un uomo libero durante le ore diurne, salvo l’obbligo di rientrare in cella per la sola parentesi notturna. Il corpo senza vita di Katia, che avrebbe compiuto quaranta anni il novembre successivo, venne scoperto la mattina del 12 luglio 2016, un martedì, da un passante sulla scarpata del torrente Afra, a Sansepolcro.