di
Chiara Maffioletti
Il direttore d'orchestra ha accompagnato il tenore per tutta la sua carriera: «Liza Minnelli mi faceva la corte. Andai con Pavarotti in Amazzonia, gli indigeni ci cantavano "O sole mio". Venezi? Doveva esser lei a lasciare»
Leone Magiera, seduto sul divano della sua bella casa di Bologna, ricapitola con pacatezza e un sorriso accennato una carriera leggendaria. Per chi lo ascolta, le avventure che ha vissuto, i personaggi che ha incontrato, i palchi su cui è salito sono qualcosa di straordinario. Per il direttore d’orchestra, semplicemente, è la sua vita.
Pianista, direttore d’orchestra, maestro di canto. Novantadue anni di cui ottantasette passati al pianoforte.«Ho studiato molto, fin da bambino. C’era la guerra e stavamo in campagna, sfollati, in una villa dove c’era il pianoforte: studiavo tutta notte, restavo lì fino alle tre, alle quattro del mattino. Mi piaceva esercitarmi, cercavo di liberare il quinto, il quarto dito, per rinforzarli».






