WELLINGTON (NUOVA ZELANDA) - Grande prestazione di Tommaso Menoncello nella partita che l'Italia ha affrontato contro i padroni di casa della Nuova Zelanda. Gli azzurri, nella seconda giornata del Nations Championship, dovevano scalare quello che viene definito l'Everest, una montagna rugbisticamente invalicabile per il nostro movimento. A provarci con più evidenza sono stati alcuni giocatori, tra i quali si è esaltato in particolare il centro trevigiano.

Sul terreno dell'Hnry Stadium di Wellington il confronto, che si è concluso con il punteggio di 47-17 per gli All Blacks, sostanzialmente si è deciso a inizio ripresa. In quella fase, i tre volte campioni del mondo hanno messo a segno quattro mete. Ventisei i punti confezionati nei primi sedici minuti del secondo tempo.Alessandro Benetton e il saluto a Menoncello: «La sua partenza? Non è una perdita ma la prova che il sistema funziona» La sfida Ottima, invece, la prima parte della gara dei ragazzi di coach Quesada. Il tecnico argentino ha potuto assistere a un pregevole avvio della sua formazione, grazie alla sostanziosa performance di Menoncello, autore della prima meta assoluta della partita. L'ex Benetton ha sfruttato il passaggio di Paolo Garbisi, per poi attaccare lo spazio vicino la linea di touche destra del campo. In questa situazione, è stato bravo a saltare i placcatori avversari e a dialogare velocemente con Faissal che, nel momento buono, ha imbeccato nuovamente il compagno di squadra.Nelle statistiche personali, Menoncello è il migliore dei suoi come portatore di palla: dieci volte per un totale di sessanta metri. Da aggiungere anche le due situazioni nelle quali è riuscito a passare la linea avversaria. Oltre a pensare ad attaccare c'è stato un lavoro da parte sua anche in difesa, con dieci placcaggi completati.Rugby, la Monti dopo 10 anni vince il trofeo Milani Il talento trevigiano «Abbiamo iniziato la partita come volevamo, riuscendo subito a metterli in difficoltà e a sfruttare le occasioni che ci siamo costruiti - commenta il match Menoncello, che ha deciso di trasferirsi in Francia-. Forse, nel primo tempo, avremmo potuto concretizzare qualcosa in più, e andare all'intervallo con qualche punto aggiuntivo, per stare a contatto con gli avversari». Le cose, poi, sono appunto cambiate in pochissimo tempo, appena rientrati in campo. «Purtroppo, però, nei primi venti minuti della ripresa loro sono riusciti a scappare nel punteggio, proprio nel momento della gara nel quale avevamo concentrato maggiormente la nostra attenzione». Come spesso accade, l'Italia si è dovuta arrendere a causa di alcune imprecisioni, che le sono costate care. «Abbiamo commesso una serie di errori, e contro una squadra come la Nuova Zelanda basta davvero poco: loro sono bravissimi a trasformare anche la più piccola distrazione in una meta. Negli ultimi venti minuti, però, siamo riusciti a reagire. Abbiamo messo il cuore, il fisico e tutto quello che avevamo in campo, e spero che questo si sia visto».Match che, a un certo punto, ha messo a dura prova la fase difensiva, da qui il numero dei placcaggi dell'Italia (241 contro i 118), con Lamaro 18 volte protagonista e Lorenzo Cannone, finché è rimasto in campo, 17. Infatti, la terza linea è dovuta uscire al 43' per infortunio, al suo posto un altro Leone, ovvero Favretto. L'altra meta italiana è stata marcata, a risultato ormai compromesso, da Marin, che si è espresso su buoni livelli. Rimanendo sempre in ambito Benetton, finalmente è arrivato l'esordio di Giulio Marini, anche se è entrato in campo per pochi minuti, al posto di Vintcent. Si tratta dell'azzurro numero 756.Tra le varie note stonate della serata neozelandese, sicuramente alcune decisioni prese dall'arbitro francese Ramos e dal Tmo. In particolare, quella che ha portato al rosso di Niccolò Cannone.