Non perdona e tocca, Tim Merlier sul traguardo di Bergerac. Fin troppo facile chiamare in causa il Cirano di Guccini - nel giorno in cui l'ottava tappa della Grande Boucle arriva nella città che lo scrittore e spadaccino francese portava nel cognome - fin troppo facile per il belga sbarazzarsi della concorrenza sul rettilineo finale. Più che di scherma, però, qui si ragiona di balistica forense: il corridore della Soudal Quick-Step è piazzato malissimo dopo l'ultima curva e sembra spacciato, ma a un certo punto le telecamere inquadrano dall'alto un proiettile vivente che supera gli altri a doppia velocità, rimonta metri su metri in men che non si dica e che infine esulta, esausto, dopo la linea di arrivo.
Ci sono tutti i velocisti più forti del mondo, in questo Tour de France, eppure sotto il sole battente della Dordogna impallidiscono di fronte alla lectio magistralis sulle volate tenuta da Merlier. "Infilerò la bici ben dentro al vostro orgoglio / perché su queste strade vi uccido quando voglio", sembra urlar loro in faccia il belga, in una rilettura della nota strofa di Guccini. Non ce n'è per Girmay, secondo, né per Kooji, terzo, né per un Philipsen, quarto, ancora una volta lanciato da Van der Poel e ancora una volta rimasto con in mano un pugno di mosche. Tutti partiti da una posizione ben più favorevole, tutti risucchiati, obliterati dal poderoso ritorno del 33enne, che concede il bis dopo il successo di ieri a Bordeaux.










