Profili social sotto controllo. Rinnovo del visto a rischio. Senso di insicurezza. E autocensura su tutti i temi che riguardano Gaza. Così laurearsi negli atenei americani è diventato sempre più difficile. Tre testimonianze raccolte da L43.
«In virtù della sua Università di appartenenza, lei può rappresentare una minaccia alla sicurezza di questo Paese e per questa ragione deve rendere accessibili tutti i suoi profili social media per un controllo rafforzato». Non è una frase proferita in Russia, Cina, Iran o Corea del Nord. È quello che Carlo, all’epoca studente all’Università di Harvard, si è sentito dire presentatosi dalle autorità americane per il rinnovo del suo visto studentesco. «Non avrei mai immaginato di ritrovarmi in una situazione simile. Sono cresciuto associando gli Stati Uniti alla libertà di parola, ma la mia esperienza ad Harvard mi ha portato a riconsiderare completamente questo mito», spiega a Lettera43 Carlo, che a maggio 2026 si è laureato in Public policy.
Un mezzo passo falso può portare all’intervento dell’Ice
Studiare nelle università americane ai tempi di Donald Trump è un’esperienza tutt’altro che serena. Anche in un ateneo prestigioso come Harvard. A partire dalla primavera del 2025, l’amministrazione repubblicana si è lanciata in diversi attacchi all’indipendenza del sistema universitario statunitense. Alcuni atenei, tra cui Harvard e la Columbia, sono stati trascinati in battaglie legali e minacciate di tagli, anche totali, ai fondi federali. Questi annunci hanno portato a una maggiore attenzione mediatica su quanto stava accadendo. Ma anche se oggi i fari sono meno forti di un anno fa, la situazione è tutt’altro che migliorata. A iniziare dalla paura che anche un mezzo passo falso possa portare all’intervento dell’Ice, l’ormai famigerata agenzia federale addetta ai rimpatri che turba il sonno di molti studenti internazionali. Anche italiani.






