Nel cuore della Valle del Tirino, il lago di Capodacqua custodisce due antichi mulini, tra balneazione vietata ed immersioni contingentate.
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Un lago che non si può (quasi) toccareCosa si vede sott’acquaLa valle intorno
A 340 metri di quota, alle pendici del monte Scarafano, l’acqua è così limpida che è possibile vedere il fondo anche ad otto metri di profondità. Lì sotto, tra le trote ed i piccoli gamberetti d’acqua dolce, trovano dimora le rovine di due mulini che un tempo macinavano il grano della famiglia Verlengia, storica casata abruzzese. Siamo nel cuore dell’Abruzzo, più precisamente a Capestrano, in provincia dell’Aquila, dove il protagonista di questa storia è il lago di Capodacqua. Stiamo parlando di un invaso artificiale, realizzato nel 1965 sbarrando il corso superiore del Tirino nei pressi della sorgente, fattispecie che ha determinato la situazione attuale: quando l’acqua riempì la vallata, sommerse tutto quello che c’era, ossia un mulino di circa 400 metri quadrati, un colorificio ed un tratto di strada acciottolata con un piccolo ponte. Da qui il soprannome con cui il lago è ormai conosciuto anche oltreoceano, la piccola Atlantide d’Abruzzo.








