Dall'appello di Mark Carney a Davos alla crisi delle istituzioni multilaterali: un report dell'agenzia di stampa giapponese Jiji Press fotografa il disfacimento dell'ordine fondato sulle regole e individua a Tokyo un possibile punto di sutura tra Washington, l'Europa e il Global South
C'è una frase, pronunciata dal primo ministro canadese Mark Carney a Davos lo scorso 20 gennaio, che riassume meglio di molte analisi il momento che attraversa il sistema internazionale: il mondo sarebbe uscito da "una piacevole finzione" per entrare in "una dura realtà", quella di grandi potenze che agiscono con vincoli sempre più deboli. Da qui l'appello del premier all'unità delle "potenze intermedie": "Non sono impotenti. Hanno la capacità di costruire un nuovo ordine che comprenda i nostri valori".
Attorno a quella diagnosi ruota un report firmato da Nobuto Sato per Jiji Press, una delle due principali agenzie di stampa del Giappone, diffuso a livello internazionale tramite il servizio "Japan Connect" di AFPBB News, la testata lanciata nel 2007 dall'Agence France-Presse. Il documento mette in fila i sintomi di una crisi ormai difficile da derubricare a congiuntura. La competizione tra Stati Uniti e Cina avrebbe esteso il campo di battaglia ben oltre la dimensione militare, trasformando in armi i dazi, i controlli sulle esportazioni e le catene di fornitura. Nel frattempo le istituzioni multilaterali - Nazioni Unite e Organizzazione mondiale del commercio in testa - scivolerebbero verso una crescente disfunzione, mentre l'amministrazione Trump prosegue su una rotta isolazionista: uscita dall'Accordo di Parigi sul clima, ritiro dall'Organizzazione mondiale della sanità, tariffe elevate che erodono l'ordine commerciale postbellico.







