Nel 2024 è stato incoronato ufficialmente come il secondo borgo più bello d’Italia, un gioiello di pietra, storia e panorami che si affacciano sul Mar Ionio. Eppure, dietro la cartolina turistica che incanta i visitatori di tutta Europa, a Badolato (Catanzaro) si consuma un paradosso burocratico che sa di abbandono. Il borgo medievale, cuore pulsante della comunità profonda, è stato di fatto privato dei suoi uffici comunali, trasferiti quasi integralmente nella frazione marina. Una decisione che ha scatenato la rivolta dei residenti, culminata in un formale atto di diffida inviato al commissario prefettizio e al Prefetto di Catanzaro.

La denuncia porta la firma del Comitato di Badolato, coordinato da Enzo Piperissa, supportato dall’azione legale dell’avvocato Francesco Pitaro. Al centro della contestazione non c’è solo un disagio pratico, ma una presunta violazione dello Statuto comunale e il rischio concreto di accelerare la desertificazione demografica di un territorio già fragile.

La violazione dello Statuto e gli uffici “fantasma”

La battaglia legale e politica poggia su basi istituzionali precise. L’articolo 3 dello Statuto del Comune di Badolato parla chiaro: “La sede del Comune è sita in Badolato Capoluogo, corso Umberto I°”. Da qualche tempo, tuttavia, si è assistito a quello che il Comitato definisce un trasferimento “inopinato e sorprendente” verso la marina.