Come remavano i vichinghi? Certo non come mostrano i tifosi della Norvegia nella festosa simulazione della vogata in un'imbarcazione del tempo che fu (la "Viking Row"). Dai supporter della nazionale che oggi affronta l'Inghilterra non si può certo pretendere rigore filologico, d'altra parte mai nessun vichingo (anche se sarebbe meglio dire norreno) ha indossato l'elmo con le corna.

Dalla musica La finta raffigurazione dei nordici cornuti ha origini molto più recenti: è tutta colpa di Richard Wagner. Lo spiega Roberto Luigi Pagani, docente di lingua islandese e manoscritti medievali all'Università di Reykjavik, nonché titolare del blog "Un italiano in Islanda": «L'elmo con le corna se lo era inventato un costumista di Wagner per la sua tetralogia che è basata sul poema islandese Völsunga Saga». Un indubbio successo, visto che è giunto fino a noi, rafforzato anche dal film "I vichinghi" (1958), con Kirk Douglas e Tony Curtis, e relativi guerrieri cornuti a bordo delle imbarcazioni nordiche. Per la cronaca, il film era stato girato in Istria, nel Canal di Leme a imitare un fiordo scandinavo.Il sistema Il problema riguardo al sistema di voga a bordo delle navi vichinghe (che è improprio chiamare "drakkar") è che non sappiamo come avvenisse. «Non abbiamo descrizioni specifiche», precisa Antonio Musarra, professore di Storia medievale alla Sapienza di Roma, nonché esperto di storia marittima e navale, «ma la voga mescolava generalmente il gesto in pedi con quello seduto: ci si lasciava cadere sui banchi, almeno per la voga arrancata. Suppongo che fosse così ovunque». Infatti il modo di remare a bordo delle galee mediterranee fossero veneziane, ottomane o ponentine (soprattutto genovesi e spagnole) aveva poco a che fare con i sistemi di voga che conosciamo noi oggi. La "voga all'inglese", cioè seduti remando all'indietro, è relativamente recente e ha origini militari. Siccome chi rema non vede dove stia andando la barca, serve un timoniere oppure un capovoga che indichi la direzione giusta: chiara, quindi, la necessità di un equipaggio organizzato che soltanto la struttura militare poteva fornire. Da questo tipo di voga è poi derivata quella sportiva del canottaggio.Alla veneta La voga in piedi che noi chiamiamo alla veneta è diffusa un po' ovunque nel mondo, dall'Asia all'America latina. Offre un determinante vantaggio rispetto al vogare seduti all'indietro: chi rema vede dove sta andando e può determinare la direzione. Lo svantaggio è che imprime meno forza sul remo e quindi sviluppa una velocità minore. Nelle galee, come detto, si vogava in tutt'altro modo: a ogni palata, i rematori si alzavano puntando un piede sulla pedana sottostante e uno sul banco che stava di fronte, quindi si gettavano all'indietro per ricadere sul banco trascinando il remo con sé, in modo che fosse il peso corporeo a imprimere forza alla vogata. Il movimento dei galeotti doveva essere regolato in maniera assai precisa, per evitare che si colpissero gli uni con gli altri: «La misura è data così esattamente che sembra che i 50 remi diventino uno solo» riportava una cronaca. Stiamo parlando, sia ben chiaro, delle galee sottili mediterranee di epoca medievale e moderna: non sappiamo né come si vogasse a bordo delle navi greche e romane né sui dromoni bizantini, gli antenati diretti delle galee (o galere, i termini erano sinonimi). Nel corso del tempo, tuttavia, un po' di cose cambiano. Fino al XVI secolo si vogava "alla sensile", ovvero su ogni banco erano seduti tre vogatori e ognuno manovrava un remo di diversa lunghezza. Nelle galee medievali si trovavano 120-130 galeotti vogatori tutti buonavoglia, ovvero volontari pagati per svolgere il loro lavoro. Dal Cinquecento si comincia a vogare "a scaloccio", cioè un solo remo, più grande (circa 12 metri), manovrato ognuno da quattro o cinque rematori, per un totale che poteva arrivare a 250 uomini da remo. Il passaggio dalla voga alla sensile a quella a scaloccio avviene per gradi e ci mette alcuni decenni per essere concluso, a Lepanto (1571) i veneziani avevano ancora galee armate con tre remi per banco. I banchi per i vogatori erano 49: 25 a dritta, 24 a sinistra; qui, al posto dell'ottavo banco, si trovava il "fogone", ovvero una cassa ripiena di sabbia che si usava per cucinare. I banchi, lunghi 2,5 metri e larghi 20 centimetri, distanti 1,24 metri l'uno dall'altro, erano inclinati verso poppa, coperti da pelle di vacca imbottita con vecchie tele. Il palamento, così venivano chiamati i remi, restava sempre fuoribordo; se non usati, i remi venivano "affornellati", ovvero fissati allo scafo inclinandoli verso l'alto. U n remo tanto pesante 60 chili era difficile da manovrare e aveva in testa un piombo in modo da equilibrare il maggior peso della pala. Aveva un notevole diametro, e, quindi lo si dotava di una sorta di maniglia che potesse essere afferrata dai vogatori.A Venezia Da metà Cinquecento (a Venezia nel 1545) si cominciano a utilizzare vogatori forzati, cioè condannati che scontavano la loro pena al remo. La ciurma cioè l'insieme dei galeotti a questo punto comincia a essere formata da tre diverse categorie: i buonavoglia volontari, i malavoglia forzati, e gli schiavi. Questi ultimi erano prigionieri di guerra ottomani messi al remo (non necessariamente turchi, a bordo delle galee ottomane si trovavano numerosi greci sudditi del sultano). Durante i periodi di pace i veneziani non avevano schiavi a bordo, al contrario dei maltesi che si consideravano sempre in guerra con gli ottomani. Forzati e schiavi erano incatenati per un piede e questo modificava il modo di remare. Mentre i ponentini tendevano a rispettare la "regola del terzo" (un terzo vogatori liberi, un terzo forzati, un terzo schiavi) i veneziani preferivano armare galee con ciurme quasi interamente forzate. In genere il capovoga cioè l'uomo all'estremità del remo era un rematore libero. I galeotti forzati avevano capelli e barba rasati, gli schiavi portavano un ciuffo di capelli sulla sommità del cranio, i rematori liberi avevano il cranio rasato, ma si facevano crescere i baffi; alla voga i galeotti si denudavano, per rivestirsi una volta terminato di remare, indossavano brache, una casacca e berretto. Si cercava di fare in modo che tutta la ciurma avesse casacca e berretto dello stesso colore. La navigazione, quando possibile, avveniva alla vela, in caso di bonaccia si vogava "a quartieri": un terzo remava e due terzi riposavano, alternandosi nello sforzo. In combattimento si utilizzava la voga arrancata: la ciurma remava tutta assieme al massimo ritmo possibile. Si raggiungeva così una velocità di otto nodi che poteva però essere mantenuta al massimo per una ventina di minuti. Da questo modo di remare proviene il verbo "arrancare".