di
Giuseppe Di Bisceglie
Ospite della serata conclusiva del «Libro Possibile» a Polignano, riflette su ciò che è cambiato da allora: nella sua vita e nel mondo
Vent’anni dopo la pubblicazione di Gomorra, il libro che ha segnato una svolta nel racconto delle mafie e nel giornalismo d’inchiesta italiano, Roberto Saviano torna a confrontarsi con il pubblico in uno degli appuntamenti più attesi del festival letterario «Il Libro Possibile». Lo scrittore sarà protagonista questa sera, alle 20.15 in piazza Aldo Moro a Polignano, dell’incontro «Gomorra - 20 anni dopo», introdotto dalla direttrice artistica della kermesse Rosella Santoro. Un dialogo che si inserisce nel solco della riflessione che attraversa tutta la sua opera: indagare il male senza considerarlo estraneo all’uomo, abbattere il muro dell’indifferenza e riaffermare il valore della responsabilità civile attraverso la forza della scrittura. Alla vigilia dell’incontro, Saviano ha risposto ad alcune domande sui vent’anni trascorsi da Gomorra, sul rapporto tra intellettuali e potere e sul ruolo che la letteratura può ancora esercitare nella società contemporanea.
“Gomorra” le ha cambiato la vita. Vent’anni dopo, pensa che abbia cambiato anche quella degli italiani? In che modo?«La mia vita non è semplicemente cambiata, è stata letteralmente fagocitata, masticata e sputata male da ciò che scrivere Gomorra mi ha portato. Per me parlarne è fondamentale perché è come se la condivisione aprisse a una speranza di cambiamento. Questo per quanto riguarda la mia vita. Se mi chiede cosa è cambiato per gli italiani, beh forse non andrebbe chiesto a me, ma posso rispondere prendendo in prestito le parole delle tante persone che in questi 20 anni hanno sostenuto me e il mio lavoro. Per i magistrati che indagavano sulla criminalità organizzata campana, Gomorra è stato ossigeno perché ha portato attenzione e risorse al loro lavoro. Per le persone comuni è stato un momento di verità perché Gomorra ha spiegato come le organizzazioni criminali siano per prima cosa delle organizzazioni economiche che vogliono fare profitto e utilizzano come metodo attività illegali. Il pezzo mancante è il segmento temporalmente più vicino a noi: oggi le organizzazioni criminali sono sparite dal dibattito pubblico. La dico meglio, oggi il segmento economico delle organizzazioni criminali non è più al centro del dibattito per due motivi: il primo è che gli stati nazionali hanno bisogno per sopravvivere, in tempo di crisi, dei capitali criminali; il secondo è che l’economia legale ha mutuato prassi e procedure dell’economia criminale, tanto che possiamo dire, sapendo di non sbagliare, che l’economia legale si è mafiosizzata».









