In occasione dei vent’anni di “Gomorra”, Roberto Saviano si è fatto intervistare ieri da Annalisa Cuzzocrea, su Repubblica, offrendoci un rosario di imperdibili perle filosofiche, morali e letterarie. Anzitutto, il titolo choc: «Adesso odio Gomorra, ma è colpa mia». Caspita, che novità... La Repubblica, 13 novembre 2006 (quindi 6 mesi dopo l’uscita del libro): «Non riscriverei Gomorra, la solidarietà è soltanto una parola». Il Mattino, 18 settembre 2007: «Con Gomorra la mia vita è cambiata e si è rotto il silenzio».

Ancora La Repubblica, 15 ottobre 2008: «Io, prigioniero di Gomorra, lascio l’Italia per riavere una vita». Come sappiamo, fortunatamente è rimasto tra noi. Ma, fino ai giorni nostri, Saviano ha declinato lo stesso concetto in interventi, dibattiti televisivi e arringhe pubbliche con frequenza quasi settimanale. Ok, Roberto odia Gomorra. Ma perché? Dalla chiacchierata emerge un concetto: detesta il libro che gli ha regalato fama planetaria, milioni di euro, successo e influenza politica e letteraria perché gli ha sì stravolto l’esistenza ma, soprattutto, perché c’è stato chi non ha voluto saperne di vedere la vita e la storia come lui le vede. Saviano non ha tollerato che ci fosse chi lo ha contestato dal punto di vista dei contenuti. Lo confessa chiaramente: «Non ho perdonato, ma ho compreso».