A venti anni dall’uscita di “Gomorra”, il best seller internazionale che ha raccontato al mondo la criminalità organizzata napoletana e casertana, Roberto Saviano torna alla Federico II, l’Università dove ha studiato e si è laureato. Ad accoglierlo, l’applauso degli studenti e il rettore Matteo Lorito. Il primo appuntamento è un’intervista con F2 Radio Lab, la radio degli studenti dell’Ateneo.

In questi due decenni, Saviano è costretto a vivere sotto scorta per le minacce ricevute dalle mafie. “Non si smette mai di avere paura - dice - c’è una paura che può soffocare, ma deve essere un’opportunità che serve al corpo per reagire”.

Quando gli chiedono della zona grigia, lo scrittore argomenta: “Il concetto di zona grigia che esisteva negli anni ‘80-90 oggi non c’è più. Quello che non esiste più è il mondo bianco. C’è una dimensione criminale che non ha più alcuna differenza. È diventato tutto grigio, non esiste più la zona bianca”.

All’incontro in Atenei partecipano, oltre al rettore Lorito, i docenti universitari Andrea Mazzucchi, Pasquale Palmieri, Stefano D’Alfonso, Vincenzo Caputo.

A Repubblica, Saviano dice: “Vent’anni dopo, la lotta alla mafia non è più una priorità. Per niente. E lo dico con un sorriso amaro. Non lo è più non per chissà quale complicità, ma per una decisione politica e anche culturale: l’opinione pubblica di fatto non avete più il potere criminale come un grande male da affrontare, anche se questo potere è molto più grande anche di vent’anni fa”.