a

Le edizioni degli ultimi tre giorni de Il Tempo segnano oggettivamente un salto di quantità, e insieme di qualità, dell'inchiesta sulle mascherine. Lo scatto quantitativo è sotto gli occhi di tutti. Eravamo troppo concentrati sulla disputa relativa al prezzo finale di acquisto delle mascherine (eccessivamente alto, hanno perfettamente ragione i parlamentari di Fratelli d’Italia) e rischiavamo di perdere di vista l’altro elemento macroscopico, e cioè il costo (molto, molto inferiore) di effettiva realizzazione in Cina di quelle mascherine. Da quella differenza nasce un super-margine, un maxi-profitto che qualcuno si è evidentemente messo in tasca.

Altro che la già stellare e ingiustificabile commissione da 200 milioni di cui si sapeva: si può presumere un affare (per chi? per quali mediatori? per chi altro?) molto più grande.

Ieri mattina sul nostro giornale la coraggiosa deputata Alice Buonguerrieri ha aggiunto una vera e propria pistola fumante: era stata promossa una rogatoria esattamente per accertare quel costo, ma la risposta non è mai giunta. E, con ottima intuizione, la parlamentare di Fdi ha ipotizzato che l’ammontare delle Commissioni anomale potesse essere ancora maggiore, fino alla metà del valore del maxi appalto (600 milioni).