Ricevi le notizie de La Nazione su GoogleSeguiciDalle ultime lezioni di storia agli studenti di terza media della "Folgore" di San Gimignano, aprendo le tristi pagine delle leggi razziali, la professoressa Rita Signorini si era soffermata sul dramma delle famiglie di religione ebraica con bambini e bambine, nel triste periodo di vita vissuta in quegli anni atroci. La lezione della professoressa ha profondamente colpito la sangimignanese Emma Acquaviva Salvestrini, che seduta sui banchi di terza media ha ascoltato quelle parole che sono rimaste impresse nel suo cuore e nella sua memoria. Tornata a casa si è immaginata di essere una di quelle bambine colpite da una così grande tragedia, scrivendo l’ultima lettera datata 19 settembre del 1938 a una bambina italiana.
"Ciao Maria, oggi non verrò a scuola". Comincia così la lettera. "Ieri mio padre è andato ad ascoltare in piazza Benito Mussolini ed è tornato a casa come se avesse visto un fantasma. Si è chiuso in cucina e sentivo mia madre piangere e capii qualche parola ’dobbiamo partire subito, non credevo fosse possibile’. Babbo chiamò i miei fratelli, Fulvio e Antonio seguiti da Rosa che dagli occhi vedeva solo il buio come in fondo al pozzo. Ci spiegò che qui non eravamo più al sicuro, ci disse di preparaci perche saremmo partiti verso l’ America e senza dire nulla a nessuno chi fossimo: ’Noi siamo ebrei, perciò ci odiano, siamo dei fuorilegge se ci scoprono ci uccideranno’".






