SEVESO (Monza e Brianza) "La tragedia dell’Icmesa divenne il triste paradigma di quel che non si deve fare". È un messaggio forte e chiaro quello lanciato ieri da Sergio Mattarella durante la sua visita a Seveso nel cinquantesimo anniversario del disastro della diossina.
Una mattinata di dolore e di orgoglio per chi vive in questo angolo della Brianza occidentale, tra Seveso, Meda (sede della fabbrica dei veleni), Desio e Cesano Maderno, i quattro territori contaminati dalla nube gialla e rosa che si sprigionò alle 12.37 di quella calda estate del 10 luglio 1976, provocando la morte di migliaia di animali, facendo ingiallire le foglie, deturpando con la cloracne il volto dei bambini, portando tante donne ad abortire e costringendo 200 famiglie a lasciare le loro case.
Ieri il presidente della Repubblica era molto atteso. I primi ad accoglierlo sono stati i bambini che all’ombra del Grande Pioppo monumentale del Bosco delle Querce, unico albero sopravvissuto alla diossina, hanno partecipato al flash mob ispirato alla speranza e alla resilienza di cui questo luogo è simbolo.
Sorrisi e fotografie nel giardino nato sopra i veleni, prima dei discorsi ufficiali e delle testimonianze. E ancora una volta il Presidente tiene dritta la barra: sull’ambiente non si possono fare sconti. "Il disastro ambientale che cinquant’anni fa sconvolse la comunità di Seveso fu un evento tra i più drammatici che il nostro Paese si sia trovato ad affrontare e, ancora oggi, i suoi effetti inquinanti lo fanno considerare uno degli eventi più gravi a livello globale", ha esordito Mattarella, ricordando i 200 bambini malati, gli sfollati, le attività chiuse per sempre. Ma soprattutto ha puntato il dito contro "l’intollerabile irresponsabilità dei vertici aziendali con il colpevole ritardo con cui fornirono notizie della gravità di quanto stava accadendo". Infatti "la presenza di diossina nell’aria fu prima taciuta, occultata, quindi minimizzata". Perché "soltanto il disastro svelò che, nello stabilimento, veniva prodotto triclorofenolo, altamente pericoloso", ha sottolineato il Capo dello Stato. In questo panorama di "reticenze e occultamenti gravissimi" Mattarella salva un primo eroe: Carlo Galante, l’operaio che, con una semplice maschera sul viso, riuscì ad azionare la valvola del raffreddamento limitando l’uscita dei veleni. "Un’azione, la sua, di vero eroismo, che merita perenne riconoscenza".











