Un avvocato 47enne di Lugo è stato condannato nel tardo pomeriggio di giovedì scorso a 3 anni e 3 mesi di reclusione per maltrattamenti in famiglia contro la ex compagna. Il pm Stefano Stargiotti aveva chiesto 3 anni e 6 mesi. Alla donna, parte civile con l’avvocato Sonia Lama, è stata riconosciuta un provvisionale di 8 mila euro. Il giudice Michele Spina ha fissato in 90 giorni il termine per depositare le motivazioni della sentenza al netto delle quali la difesa - avvocato Raffaele Coletta - potrà fare ricorso in appello dato che la richiesta era stata quella di assolvere l’imputato lamentando una non attendibilità della ex.
Le indagini erano partite dalla denuncia che la donna aveva fatto davanti ai carabinieri alla luce dell’ultimo degli episodi contestati: ovvero il 2 novembre 2022, dopo l’ennesima discussione legata all’affidamento della prole, lei sarebbe stata presa a schiaffi, pugni e tirate per i capelli per una prognosi quantificata in 25 giorni. E le sarebbe inoltre stato strappato il cellulare di mano : l’apparecchio sarebbe poi stato scaraventato a terra e distrutto.
Secondo il capo di imputazione, minacce e insulti erano frequenti già a partire dal 2015: "Ti spacco la faccia, ti faccio la faccia nera di schiaffi". L’avrebbe inoltre in una occasione schiaffeggiata, in un’altra spinta sul divano. Il 2 luglio 2015, quando lei era in stato interessante - prosegue l’accusa - l’avrebbe inoltre spinta facendola sbattere contro una sedia. Il 10 aprile del 2016, dopo un diverbio, le avrebbe strappato una ciocca di capelli: nell’occasione lei si era fatta refertare in pronto soccorso. Tra le modalità di denigrazione, per l’accusa figura anche la richiesta di prestazioni sessuali d’ogni genere a pagamento oltre a ripetuti insulti via whatsapp. Secondo quanto riferito dalla donna in aula, ci sarebbero stati pure altri episodi di denigrazione: come quando lei gli avrebbe chiesto un aiuto a pulire in cucina e lui avrebbe invece imbrattato i piatti. Ricostruzioni respinte dalla difesa secondo cui in buona sostanza la donna sarebbe tutt’altro che trasparente. Smentito anche il fatto che lui potesse avere chiesto aiuto a lei per l’eventuale abuso di stupefacenti: alla luce della presunta asfissiante gelosia della donna, l’imputato avrebbe cioè preferito mentire piuttosto di dire che si trovava con altre.








