È stato prosciolto da tutte le accuse il medico tarantino che dopo la morte di un feto alla 36esima settimana fu scortato fuori città dalle forze dell’ordine a causa della rivolta dei familiari nell’ospedale Santissima Annunziata di Taranto. Lo ha stabilito, al termine del processo celebrato con rito abbreviato, il giudice per le udienze preliminari Gabriele Antonaci accogliendo le richieste di accusa e difesa: sia il pubblico ministero Lucia Isceri che i difensori, gli avvocati Claudio Petrone e Maria Chiara Lerario, hanno infatti evidenziato come la condotta del ginecologo sia stata corretta e il tragico decesso del nascituro non sia affatto riconducibile a una sua responsabilità.
I fatti risalgono allo 13 aprile 2022 quando la madre del nascituro si recò in ospedale a causa di un’emorragia: gli esami svolti immediatamente dal personale dell’ospedale accertarono che il feto era deceduto da circa 3 giorni.
Secondo quanto denunciato dai familiari, fin dall’inizio della gravidanza la donna aveva sofferto di perdite di sangue e più volte si sarebbe recata nel pronto soccorso, ma i medici non aveva rilevato nulla di pericoloso al punto da chiederne il ricovero: l’ultima volta era stato il 6 aprile quando la donna era stata sottoposta a visita, ma gli esiti non sarebbero stati preoccupanti tanto che la donna, anche in quella occasione, era stata rimandata a casa. Una settimana dopo, il 13 aprile, una nuova emorragia l’aveva costretta a tornare al pronto soccorso e quegli ultimi esami, tuttavia, avrebbero da subito messo in luce una situazione ben diversa: i medici hanno rilevato l’assenza di battito cardiaco e accertato il tragico evento.







