Si è conclusa con una doppia richiesta di rinvio a giudizio l’indagine sulla morte del piccolo Matteo Russo, deceduto due anni fa durante la nascita all’ospedale Santa Maria degli Ungheresi di Polistena. L’accusa, nei confronti di due ostetriche del reparto di Ostetricia e ginecologia, è di cooperazione in omicidio colposo. La richiesta porta la firma del procuratore aggiunto Santo Melidona.

Le contestazioni della Procura

Secondo quanto riportato nella richiesta, le due professioniste, “avendo la responsabilità di monitorare mediante cardiotocografo l’evoluzione del travaglio”, non avrebbero riconosciuto “chiari segni di sofferenza fetale” e non avrebbero richiesto l’intervento del ginecologo “in presenza di evidenti anomalie cardiotocografiche”. Sempre secondo l’impostazione accusatoria, le ostetriche avrebbero poi interrotto il tracciato cardiotocografico, nonostante una diversa indicazione medica.

La perizia: “Il cesareo avrebbe permesso al feto di nascere vivo”

Un passaggio ritenuto decisivo, ai fini della richiesta di rinvio a giudizio, è rappresentato dalla perizia tecnica affidata dalla Procura alla professoressa Alfonsa Pizzo e al dottor Giovanni Andò, consulenti esperti in materia. Nelle conclusioni, i periti scrivono che, “qualora le ostetriche avessero osservato le prescrizioni delle Linee guida, nonché le indicazioni del ginecologo, con elevato grado di probabilità prossimo alla certezza, sarebbe stato possibile procedere con un parto cesareo d’urgenza e ciò avrebbe permesso al feto di nascere vivo”.